Scivola e muore, un mese fa incidente al padre

Un ciclista perde la vita in un crepaccio. Suo papà è tetraplegico per una caduta in bici

Pier Augusto Stagi

Su quelle montagne, su quelle stesse montagne che lui sapeva affrontare in bicicletta come nessun altro e con assoluta facilità e che avrebbero potuto innalzarlo di qui a pochi anni verso una carriera splendente, Etienne Fabre, talentuoso corridore transalpino di soli 20 anni, è morto sabato scorso durante un'escursione in montagna sulle Alpi della Savoia, nei pressi di Albertville.

Era un talento, una grande speranza per il ciclismo francese, tanto è vero che aveva già assaporato il mondo del professionismo come stagista, con la maglia dell'Ag2r, la formazione capitanata da Romain Bardet e dal nostro Domenico Pozzovivo. «Grande tristezza stamattina per la notizia della morte di Etienne Fabre», ha annunciato su Twitter il team transalpino. La tragedia, dalle prime ricostruzioni, si sarebbe consumata a causa di una scivolata sulla neve ghiacciata che ha fatto cadere «Fabro» nel vuoto.

Etienne correva per un team giovanile under 23, il Chambery CF, che lo ricorda così: «Avevi l'intero futuro davanti a te, Fabro. Ricorderemo sempre il tuo sorriso, lo sguardo furbo di chi è orgoglioso del colpo che ha preparato».

Ad agosto corre qualche gara nella serie maggiore, quella dei grandi, con la maglia dell'Ag2r. Prima il Tour du Poitou-Charentes, poi la Brussels Cycling Classic vinta da Tom Boonen, per poi il Gp de Fourmies, il Tour de Vendée e, infine, la prestigiosa Parigi-Tours dominata dal velocista colombiano Fernando Gaviria e che il giovanissimo Fabre ha chiuso al 63° posto.

Poi il meritato riposo, funestato da un incidente ai primi di novembre che colpisce duramente la sua famiglia: il padre cade in bicicletta, grande passione di casa, e rimane tetraplegico. «Il ciclismo è uno sport bellissimo, ma il pericolo esiste - scrive Etienne sulla sua pagina di Facebook - senza il casco, mio padre non sarebbe più in vita».

Una famiglia distrutta da un uno-due che metterebbe in ginocchio chiunque. Una famiglia dilaniata dal dolore per la perdita di un figlio di appena 20 anni. «Ieri ho perso il mio più grande amico, la mia anima gemella, il fratello che non ho mai avuto. Ieri, la montagna ti ha preso, Étienne, ti ha lasciato andare dritto nel suo corridoio scrive Pierre Idjouadien, amico del cuore e anch'esso corridore del CC Étupes -. Ti ha preso gli ultimi respiri. Te ne se andato in silenzio, senza parole, senza dire nulla, ma sento già le tue risate e la tua voce cantare attorno a me. Il tuo buonumore è sempre con me ed è difficile pensare che d'ora in poi non vivrò che di ricordi su di te: i più bei ricordi della mia vita». E ancora: «Più che un amico o un fratello, tu eri già un uomo. La maniera in cui guardavi tua mamma in queste ultime sei settimane dopo l'incidente di tuo padre (rimasto tetraplegico a seguito di una caduta in bici, ndt); la vedevi coraggiosa e ti rendeva orgoglioso. I frammenti di empatia che ti riempivano gli occhi hanno illuminato il nostro appartamento in questi ultimi tempi e grazie a te ho capito cosa fosse il coraggio».

Ora il coraggio di andare avanti senza il povero Etienne lo deve avere una madre straziata dal dolore, che ha il difficile compito di accudire un uomo disperato finito su una sedia a rotelle e assieme piangeranno quel figlio che sognava di scalare le montagne prima di essere tradito.