Scontri fra immigrati in Germania e Austria. Gli islamici moderati: il peggio deve arrivare

A Vienna tumulti dopo il golpe. E il governo convoca l'ambasciatore di Ankara

Berlino - «Riceviamo molti messaggi di odio e prendiamo queste minacce molto sul serio. Né credo che l'ondata di aggressioni sia arrivando alla fine». Sono pessimiste le dichiarazioni che Ercan Karakoyun, direttore della fondazione Educazione e dialogo», ha rilasciato alla stampa a Berlino.

Bildung und Dialog è emanazione diretta di Hizmet, il movimento islamico moderato che fa capo a Fetullah Gülen, il predicatore turco autoesiliato negli Stati Uniti e considerato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan il nemico numero uno. E così come il sultano l'ha giurata a Gülen e a tutti i concittadini che lo sostengono, l'animosità contro Hizmet e contro i curdi ha superato i confini turchi, arrivando sotto la Porta di Brandeburgo e dilagando in tutta la Germania.

Scontri fra turchi di fazioni opposte sono stati registrati nel Nord Reno­Westfalia (NRW), il Land con la più alta concentrazione di immigrati, e la stessa dinamica si è ripetuta anche in Austria, dove la catena di ristoranti Türkis gestita da curdi col passaporto turco è stata presa di mira dai supporter di Erdogan. Per ora si è trattato solo di scaramucce ma la tensione inquieta i governanti tedeschi. I turchi residenti in Germania sono oltre 1,5 milioni ai quali si aggiungono almeno altri 2 milioni di cittadini tedeschi di origine turca. Fra questi vanno contati coica 600 mila curdi di Turchia. Una comunità numerosa, concentrata nei Länder occidentali: nessuno negli anni '60 lasciava il Medio Oriente per cercare lavoro nella Ddr. L'Istat tedesco riferisce che nel 2012 i cittadini turchi o di origine turca nel Nord Reno­Westfalia erano il 34%, il 16,% in Baden­Württemberg, e il 12% in Baviera.

Situazione simile in Austria, dove nella sola Vienna si contano 76 mila cittadini turchi. «La polarizzazione in queste comunità rispecchia quella del paese d'origine», spiega al Giornale Yasar Aydin, turcologo dell'Università di Amburgo. Gran parte degli immigrati sostiene Erdogan «perché si tratta in genere di una comunità conservatrice c'è però anche chi simpatizza con l'Akp per protestare contro la xenofobia e l'islamofobia diffusa in alcune regioni». E i turchi all'estero votano.

Una situazione scivolosa per la Germania di Merkel che da Erdogan dipende per non essere invasa dai rifugiati: un sondaggio YouGov rivela che 4 tedeschi su 5 considera «eccessive» le reazioni di Ankara al tentato putsch del 16 luglio. Il ministro degli Esteri Steinmeier ha cautamente invitato le parti alla moderazione.

Più deciso invece il suo collega austriaco Kurz che giovedì ha convocato l'ambasciatore turco per sapere che direzione ha preso il paese e capire se dietro le manifestazioni pro­Erdogan di Vienna che hanno causato il blocco del ring cittadino c'è lo zampino del sultano.

Kurz e Steinmeier sono espressione di due governi di grande coalizione ma in Austria il partito anti­immigrati Fpö potrebbe presto vincere le elezioni. Kurz, del Partito popolare, lo sa bene e alza la voce con la Turchia anche per non farsi travolgere a destra.