Scontro Italia-Austria sul muro «Brennero, violate le leggi Ue»

Renzi chiede il «rispetto delle regole», ma per Vienna è tutto ok: «Scelta annunciata già a Roma». Indignata anche Bruxelles

Lodovica Bulian

L'Italia come la Grecia, fuori da Schengen. E Vipiteno, in Alto Adige, come prossima tendopoli a ridosso del confine. Dopo la trafila di vertici europei falliti e gli appelli a combattere il filo spinato coi «ponti», la chiusura del Brennero avviata dall'Austria rischia di condannare il nostro Paese a essere il secondo «magazzino di anime» del Mediterraneo, dopo il confine greco macedone di Idomeni. E la reazione del premier Renzi, per un atto bollato come «ingiustificabile» dal ministro dell'Interno Alfano, accende lo scontro con Vienna: «Ho chiesto di verificare tutti i passaggi normativi a livello europeo per chiedere conto della correttezza delle cose che sta facendo l'Austria, di cui siamo amici, ma da cui pretendiamo il rispetto delle regole europee».

Indignazione anche da Bruxelles, con il commissario all'immigrazione Dimitris Avramopulos che ha censurato l'ennesimo muro d'Europa, riproponendo un nastro di dichiarazioni già ascoltate negli ultimi mesi: «Costruire barriere fra Stati di Schengen, e ora in particolare quella fra Austria e Italia, non è la soluzione giusta». Parole che risuonano da un anno a questa parte ai vertici dei capi di Stato e dei ministri europei, senza approdare a una strategia in grado di affrontare il flusso di disperati in fuga e sollevare i Paesi esterni più colpiti dall'emergenza. Così come risuonava da mesi anche l'intenzione dell'Austria di fare sul serio con la sua promessa di stringere i bulloni ai varchi di accesso al proprio territorio, sulla scia di quanto già fatto per quello di Spielfeld alla frontiera con la Slovenia. Lo dimostra la piccata replica del ministro dell'Interno austriaco, Johanna Mikl-Leitner, esterrefatta dall'agitazione degli italiani: «Non facciamo altro che mettere in pratica quanto annunciato nel tavolo a Roma» con il ministro Alfano. Il blocco austriaco del Brennero, con la modifica della viabilità sulla A22, l'installazione di una barriera lunga 250 metri e di container per consentire ai funzionari della polizia tirolese controlli su tir e veicoli in uscita dall'Italia, partirà da maggio. Così come le verifiche sulla linea ferroviaria. Un provvedimento definito «preoccupante» da Bruxelles, ma rivendicato con forza ieri dallo stesso cancelliere di Werner Faymann, determinato a limitare a 80 al giorno le richieste di asilo attraverso tutti i suoi confini meridionali. Cifra lontanissima dai 90mila accessi contati nel 2015 e che comprenderà, fa sapere Vienna, anche gli eventuali ingressi attraverso Tarvisio, Prato Drava, passo Resia.

Nessun passo indietro, il management di confine è «giusto e necessario» ha detto il cancelliere rivendicando una scelta che considera «assolutamente fuori discussione». Con questo scenario e le previsioni austriache che stimano 300mila arrivi sulle coste italiane nei prossimi mesi, istituire un centro di raccolta sul passo a 1.400 metri di altezza è impensabile. Per questo di fronte all'imbuto di un'eventuale ondata di migranti sull'asse settentrionale, la soluzione per l'accoglienza è stata individuata dalle autorità italiane a Vipiteno. Ma se finora il Brennero, da inizio anno, ha registrato appena 300 migranti in uscita, sono almeno più del doppio quelli intercettati nello stesso periodo in ingresso da Vienna. Così accade anche sulla linea di confine che tocca il Friuli Venezia Giulia, dove le forze dell'ordine fermano quotidianamente 30 migranti, tutti nordafricani, provenienti dall'Austria. E mentre Conftrasporto denuncia i rischi della chiusura del valico per un interscambio commerciale che ammonta a 140 miliardi di euro, l'Italia resta sola con la sua emergenza. Proprio come tutto è iniziato, in un brusco passo indietro che getta nuove ombre sulla gestione dei flussi nei prossimi mesi.