"Scordiamo ciò che non ci piace"

«C'è differenza tra breve e lungo termine E tratteniamo le cose che ci interessano»

Non è vero che il nostro cervello è come una spugna, il più delle volte le informazioni vengono gettate nel dimenticatoio. Quelle più interessanti, invece, le immagazziniamo, nella memoria a breve termine (un giorno) o in quella a lungo termine (che può durare una vita). Ma per spiegare tecnicamente cosa avviene è meglio usare le parole di Sandro Iannaccone, primario di riabilitazione dei disturbi neurologici, cognitivi e motori al San Raffaele di Milano.

Professore cos'è la nostra memoria?

«È come un imbuto dove scorre un liquido formato da stimoli acustici, olfattivi, di tatto. Gli stimoli arrivano in un primo scomparto, cioè la memoria a breve termine che dura in genere meno di un giorno. E su 100 cose che entrano nella memoria a breve solo un quarto saranno immagazzinate».

Perché questa selezione?

«Filtriamo solo ciò che ci interessa. La memoria a breve termine viene molto influenzata dall'emotività, anche perché i centri di memoria si trovano vicino al centro delle emozioni».

Cosa preferiamo ricordare?

«Tutto quello a cui noi diamo un valore in maniera volontaria. E così possiamo immagazzinare o singolarmente una voce, un profumo, un'immagine. Oppure archiviamo in maniera associativa: un'immagine la leghiamo a una sensazione e in questo caso il ricordo è più stabile e facilmente rievocabile. Esempio: sento una musica e mi ricordo di una serata indimenticabile».

È per questo che gli anziani ricordano più il passato che il giorno prima?

«Certo. Dopo i 65 anni quello funziona meno la memoria a breve termine. E i ricordi di gioventù sono più emozionanti e quindi più facili da ricordare».

Ma il cervello quando inizia a invecchiare?

«Il numero di neuroni si riduce dai 30 anni circa. Ma abbiamo più cellule di quante ce ne servano e il cervello sa riorganizzarsi per mantenere le sue funzioni. Solo dopo i 65 anni si è meno brillanti nella memoria a breve termine. Ma in età avanzata funziona meglio la capacità logica, critica e di giudizio. La cosiddetta saggezza degli anziani».

Ci sono delle strade secondarie per rimanere attivi?

«Il meccanismo si chiama plasticità neuronale e dipende dall'utilizzo che si fa del cervello durante l'arco della nostra vita. Chi ha sempre studiato può sfruttare più a lungo questa memoria plastica».

Come si previene l'invecchiamento cerebrale?

«Innanzitutto bisogna mantenersi in forma. Poi occorre mantenere il cervello attivo come se fosse un muscolo e farlo funzionare mantenendolo tonico e attivo. Dunque, si deve leggere, fare cruciverba, avere una vita sociale attiva, usare il computer, crearsi degli interessi. Mai andare in pensione con il cervello».

Quando invece la distrazione diventa patologia?

«Avere delle dimenticanze durante il giorno è normale. Succede per mancanza di concentrazione o per ansia. Bisogna preoccuparsi quando questi problemi interferiscono con l'efficienza dell'attività quotidiana. L'Alzheimer colpisce dai 50 agli 80 anni e quelli che usano di più il cervello non sono affatto esenti. Un giudice un giorno si è imbattuto in un'interruzione di percorso e non è più riuscito a ritrovare la strada per il tribunale. Ecco, questo è l'inizio della malattia».