A scuola arriva il dress code. Ma per i genitori

La preside: "Stop a scollature e perizoma fuori dai jeans". E vale anche per le mamme

Negli uffici pubblici va garantito il decoro. A scuola ancor più. E poco importa se si sia studenti, insegnanti o genitori: il principio vale per tutti.Rosanna Maci non mostra esitazioni: sulla decenza non si mercanteggia. Per questo al Morvillo-Falcone niente sconti: chi ne varca il cancello per raggiungere aule o uffici può farlo solo se «convenientemente abbigliato», come prescrive una circolare resa esplicita con tanto di cartelli per i tardi di comprendonio. Il provvedimento la preside di ferro l'ha adottato, spiega, «per una questione di decoro»: chiamata a prendere le redini dell'istituto professionale brindisino all'indomani del deflagrare della bomba che il 19 maggio del 2012 spezzò la vita della studentessa appena sedicenne Melissa Bassi, vittima innocente di un'assurda protesta inscenata contro l'antistante Palazzo di Giustizia con bombole di gas ed esplosivo da un commerciante del posto poi condannato all'ergastolo, la dirigente scolastica ha subito spazzato via con la ramazza del buon senso i fatui luoghi comuni della modernità. Compresi quelli dell'indecenza camuffata da moda: dal professore che, sebbene fuori servizio ma passato a riportare alcuni registri, s'aggirava per i corridoi in boxer da mare, alle adolescenti che assistevano alle lezioni sfoggiando fiere spalle coperte solo dai ferretti dei reggiseni. È arrivata così la circolare Maci: al bando magliette scollate, bermuda, shorts e perizoma occhieggianti dai pantaloni. Con obbligo di osservanza imposto a ragazzi, docenti, personale amministrativo e famiglie. «In qualche occasione ricorda la preside m'è capitato di ricevere la visita di signore che indossavano abiti succinti: le ho invitate a ritornare vestite in maniera consona ai luoghi». All'inizio, la regola aurea del buon gusto ha provocato irritazione. «Un po' di disappunto, nulla più», precisa la Maci. «Pure perché poi, col confronto e col dialogo», aggiunge, «tutti hanno compreso il senso autentico dell'iniziativa». Ispirata non a puritanesimo d'antan o bacchettonismo 2.0, ma ad un'esigenza tanto scontata da essere finita pian piano nel dimenticatoio: tutelare la sacralità istituzionale degli uffici pubblici e delle scuole in particolare. E tanto l'esempio del Morvillo-Falcone ha fatto rumore che dall'altra parte della strada il Tribunale, con ordinanza del suo presidente Francesco Giardino, ha ritenuto di non dover essere da meno, dichiarando guerra non solo ai décolleté mozzafiato, ma anche a minigonne inguinali, pantaloncini e ciabatte infradito. Un divieto ferreo, affidato ai vigilantes perché ne sia assicurato il rispetto ed universalmente valido per cittadini, cancellieri, avvocati e magistrati, in nome della sobrietà. Almeno quella, uguale per tutti. «Abbiamo fatto scuola», scherza Rosanna Maci. Più che altro, una piccola rivoluzione. Gentile e, soprattutto, garbata nella scelta dei panni di combattimento.

Commenti

Beaufou

Sab, 26/03/2016 - 10:00

A scuola arriva il "dress code". Ma dovrebbe arrivare anche un certo fastidio per questi termini inglesi che scimmiottiamo sempre, in ogni occasione, a proposito e a sproposito. Spero che la signora Maci non abbia mai usato quest'espressione, che i giornalisti usano spesso nella speranza di passare per aggiornati, poveretti. D'altra parte, sui giornalisti io la penso come Krause (giornalista pure lui: sapeva di cosa parlava). Ahahah.

BiBi39

Lun, 28/03/2016 - 00:49

Iacobini: parla e scrivi in italiano! O credi che questo sia il Times? Che cavolo e' il dress code? Un virus?