Se gli americani scoprono le zone grigie della politica

Le manovre poco trasparenti dei partiti irritano un elettorato che si sente beffato

New York - La notte americana è sempre più buia, ma con qualche lampo improvviso. La tensione è molto forte e si riversa ormai sulle strade, diventa contestazione e si ritorce contro la politica, che urla o balbetta. Almeno finora. Gli americani si chiedono che razza di sistema sia quello delle loro primarie, se poi decidono le grandi compagnie finanziatrici e i funzionari di partito. Scoprono che, come nella «Fattoria degli animali» di Orwell, tutti sono uguali ma alcuni più uguali degli altri perché hanno in tasca i super-delegates capaci di ribaltare il tavolo. Ed ecco spiegato perché Hillary Clinton di rimanere in testa al testardo Bernie Sanders, benché quest'ultimo la metta al tappeto, Stato dopo Stato. E poi vedono che le grandi aziende hanno speso miliardi nell'anti-pubblicità, quella in cui paghi per demolire l'avversario e non per mandare avanti il tuo.

Naturalmente la piramide che barcolla di più è quella di Trump che spera fra pochi giorni di rifarsi a New York. Tutti sperano di rifarsi a New York. Trump perché l'ha asfaltata di case popolari, Bernie Sanders perché viene dagli anfratti degli ebrei polacchi di Brooklyn, Hillary Clinton perché ha nella Grande Mela il suo seggio senatoriale e Ted Cruz perché sta organizzando i tumulti elettorali contro Trump in territorio nemico. Ma questi Orazi e Curiazi appaiono piuttosto incerti e barcollanti.

Questo è lo scenario di fronte al quale si trovano sia l'opinione pubblica, disorientata e anche irritata, che gli stati maggiori dei due partiti. Certo, la situazione dei democratici è meno drammatica perché Hillary Clinton ha dalla sua parte i finanziamenti delle grandi aziende e i quadri dirigenti del partito, in veste di super-delegati. La situazione nel GOP, il grande partito repubblicano, è invece drammatica perché si sono coagulati movimenti che non vogliono portare alcun candidato, ma soltanto sbarrare la strada a Trump. Questo è il motivo per cui spuntano da un giorno all'altro i nomi di possibili candidati fantasma, o candidati a loro insaputa, sui quali i dirigenti e i maggiorenti (e i finanziatori) stanno ragionando. Il primo di questi grandi nomi possibili è venuto fuori annunciato da un bel numero di articoli sui maggiori giornali e proprio ieri è caduto per decisione dello stesso interessato.

È il caso di Paul Ryan , meno che cinquantenne, di destra e però molto libertario, che per una serie di circostanze si è trovato presidente della Camera il 29 ottobre dello scorso anno e da questa posizione era stato considerato naturalmente sulla rampa di lancio verso l Presidenza. Ma Ryan, vistosi chiamare in campo, ha subito detto di no, ha negato di avere alcuna intenzione di candidarsi e ha fatto quanto possibile per tirarsi fuori dal ring. Almeno, è quello che scrive il Washington Post. Inutile chiedersi se questa smentita corrisponda a uno stato d'animo o a un calcolo. Il fatto è che se per caso Ryan accettasse di essere proposto alla Convention, potrebbe poi restare a mani vuote perché nessuno può garantirgli numeri certi. E anche una sconfitta come candidato presidenziale dell'ultimo momento gli taglierebbe le gambe.

Resta il fatto che la voce sia circolata, insieme ad altre e che tiri aria da coltelli in tasca. Prova ne sia che il candidato finora più controverso e danneggiato dagli scontri provocati anche da lui stesso, Donald Trump, improvvisamente emerge come un pacificatore dicendo che per lui andrebbe benissimo avere come vice il suo più feroce nemico interno, da lui umiliato e beffeggiato, Marco Rubio. Ma non soltanto: gli vanno bene adesso anche i governatori John Kasich e Scott Walker, che lo vedono come il fumo negli occhi. Sembra una corsa disperata «Oh sì, lui mi piace perché no?» alla ricerca di uno straccio di unità, senza la quale la candidatura è destinata a spegnersi come un lume di candela.

Per ora la politica è in stallo e la società americana altrettanto. L'antipolitica di cui Trump è stato finora il geniale e rustico interprete, serpeggia nella classe media che comprende i neri di successo, i latinos di successo ma anche i venditori di aspirapolveri e gli agenti immobiliari. Si sentono tutti poveri o impoveriti. Sanders ha facile gioco ad usare l'utopia socialista, così insolita in America: «Che razza di democrazia sarebbe questa, se l'uno per cento della popolazione possiede il novanta per cento della ricchezza?».

Commenti

mariolino50

Mer, 13/04/2016 - 08:43

Ha ragione Sanders, vale anche per qui, il potere vero sono i soldi, se sono concentratissimi chi credete che comandi, il voto forse, poveri illusi, la democrazia dovrebbe essere a 360 gradi, o almeno avvicinarsi, così è una buffonata.

Ritratto di Flex

Flex

Mer, 13/04/2016 - 09:19

Che le elezioni le vinca Trump o Hillary Clinton sicuramente faranno meglio dell'attuale, ci vuole poco.

Ritratto di mvasconi

mvasconi

Mer, 13/04/2016 - 10:25

e si sono accorti solo ora che le primarie sono fintamente democratiche, soprattutto quelle dell'asinello?

giampiroma

Mer, 13/04/2016 - 10:34

solo un popolo di dementi come gli americani si accorge adesso di ciò che tutti hanno sempre visto. premesso che la democrazia vera non esiste in alcun posto,in USA men che mai.è tutto basato sui soldi di chi sponsorizza quel candidato.certo che sono i gruppi finanziari a comandare in Usa come nel mondo e per questo la storia che verrà, ci riserverà belle sorprese e magari comincerà proprio dagli Stati Uniti.

TRIDENT1103

Mer, 13/04/2016 - 11:42

Gli usa una democrazia? ma dove, ma quando? hanno smesso di esserlo ormai da svariati decenni.... sono ormai l'esempio pratico della "democrazia orwelliana" mischiata a quella di "Metropolis". I potenti comandano, il popolo, manipolato dai media e dagli spin doctor, subisce credendo di essere libero.

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mer, 13/04/2016 - 11:48

I "ribelli" incensati da Obama, che tenevano la riviera del Mediterraneo, sono andati a tagliare le gole ai Cristiani proprio in spiaggia, da cui si evince che Obama oltre ad essere un assassino è anche un deficiente, perché altri mari non ce n'è. Ma peggio di uno stupido negro assassino è la Hillary, perché lo vorrebbe, "Wow", alla Corte suprema degli States. Questa è l'eredità dei Democratici, cui si oppone con spontaneità, buon senso e indiscutibile competenza gestionale Donald Trump, che adesso deve solo aspettare di essere catapultato, a furor di popolo, dentro la Casa Bianca.

alox

Mer, 13/04/2016 - 12:49

A proposito di Delegati e Superdelgati (D) Trump si lamenta (quando li perde) Sanders no: perche’ Trump da classico BUFFONE quando perde accusa il Sistema che e’ noto a TUTTI da mesi, e’ un ignorante voltafaccia e maeraviglia sempre piu’ come il GOP lo ha lasciato correre per il Partito: La costituzione americana permette ad ogni Stato di scegliere il sistema eletterole che preferisce, alcuni sistemi sono in vigore da piu’ di 100 anni (come in Colorado)...Cruz, Kasich lo sanno perche’ conoscono la Costituzione Trump no!

UNITALIANOINUSA

Mer, 13/04/2016 - 13:09

Quando giunsi in America la prima volta,nel 1955,tanta gente mi fece capire che "qui' non sei in Italia,qui funziona cosi':una persona un voto,vince chi riceve piu' voti".Sembrava un nuovo,imperativo comandamento da rispettare e venerare.Negli anni gli americani hanno lentamente svelato di essere grandi chiacchieroni,bugiardi e anche vigliacchi.Vedrete che cosa succedera' negli Stati Uniti se Trump sara'... gettato in mare dalle organizZazioni (chiamiamole cosi') che hANNO DONATO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI DOLLARI PER LA CAMPAGNA POLITICA DI CRUZ... italiano in usa