Se il cane-guida aiuta anche la sua "collega"

Vittorino è cieco, la sua labrador Penelope ha perso pure lei la vista. Ma ora ecco Spritz

Sono perle rare le lacrime dei ciechi, ma quando calano dalle palpebre abbassate e temanti insegnano che la notte e il giorno nella profondità del sentire brillano della stessa luce. Di occhi che non vedono in questa storia ce ne sono quattro, due umani e due di un cane, un labrador femmina: Penelope.

Per cinque anni è stata la «visione» di Vittorino Biglia, 56 anni, centralinista bancario, vicepresidente dell'Unione italiana ciechi di Imperia. La famiglia Biglia vive a Rivoli. Vittorino lavora in una banca torinese. Penelope gli fu donata dal Lions di Collegno. Era lei a condurlo per la strada evitandogli i pericoli, era lei, come si dice, il suo faro, la sua stella polare, il sole della sua notte. Spesso si racconta che cane e padrone finiscono con l'assomigliarsi. Penelope non si è accontentata di stare solo vicina a Vittorino, ma è entrata così in simbiosi con lui da condividerne lo stesso fato. Colpita da una retinopatia, che riguarda un cane su diecimila, la labrador color miele è diventata cieca.

Destino crudele, verrebbe da esclamare, ma non dobbiamo mai dimenticare che la rima tra dolore e amore trasforma il primo in poesia e il secondo in nuova vita. L'uomo a cui Penelope per anni ha evitato di cadere davanti agli ostacoli, l'uomo che ha visto attraverso quegli occhi sempre fedeli, si è rifiutato di riportare il cane, che ora condivide col padrone tenebre sconosciute e unanimi, alla scuola di Limbiate, in provincia di Milano, dicendole: «Non mi servi più». Ha fatto un'altra cosa. A Limbiate ha preso Spritz, donatogli dal Lions Club Imperia La Torre, un labrador nero, che ad agosto compirà due anni e ha un compito alquanto singolare: portare in giro due ciechi, Vittorino Biglia e Penelope. Due occhi che servono con amore quattro pupille che noi definiremmo spente, ma aperte più dei nostri occhi vedenti, perché ora Penelope e Vittorino si «vedono» come non si erano mai visti: non più il cieco e la sua guida, ma due amici che possono capire meglio ciascuno i passi invisibili dell'altro, quelli che i vedenti non osserveranno mai. Ora sono la stessa stella nella notte. «Grazie al suo fiuto, Penelope segue sia Spritz che me. Le faccio indossare ancora la pettorina di impeccabile «infermiera» per farle capire che tra me e lei la fiducia non è cambiata».

Ma ad aver capito più di tutti questo meccanismo è Spritz, ben consapevole della cecità della «collega», tanto che continua a leccarle gli occhi, e quando Penelope si muove da sola, lui la controlla. Educato a risolvere ai ciechi tutti i problemi, Spritz non fa differenza tra il cane e l'uomo. «Vivono con me, mia moglie e le mie due figlie - spiega Biglia -. Non ho mai pensato di riportarla a Limbiate. Tenermela vicina è il mio di dirle: grazie per questi cinque anni. Spritz fa da guida a tutti e due. Ci scorta lungo la strada e si ferma se Penelope resta un pò indietro. Lei è ancora un po' gelosa di lui, ma le passerà». Tra poco arrivano le vacanze e tutta la famiglia coi due cani andrà in riviera nella casa nel borgo di Civezza. Fai la brava Penelope.

Commenti

rinaldo

Dom, 10/04/2016 - 10:59

Storie così oltre a commuoverci ci fanno capire che senza gli animali di qualsiasi tipo l'uomo non può vivere.