"Se ci sarà stallo, la sinistra accetti il nostro programma"

Ma Berlusconi è sicuro: "Porterò la coalizione al 45%". E sulla legge Fornero: "Alcune cose vanno conservate"

La promessa che la legge Fornero verrà corretta, non abolita così da evitare una voragine nei conti pubblici. L'ufficializzazione dell'aliquota della flat tax, inizialmente al 23% per poi scendere al 20%. Lo scetticismo rispetto a qualsiasi ipotesi di larghe intese, con un'unica possibile apertura di scuola: «Se ci sarà uno stallo noi siamo disponibili a governare con chiunque sottoscriva in toto il nostro programma». Silvio Berlusconi continua la sua campagna televisiva e, apparizione dopo apparizione, dirada la nebbia e chiarisce i dettagli del programma di governo. Uno dei capisaldi sarà evidentemente la flat tax, un sistema fiscale ad aliquota fissa per far pagare ai contribuenti meno tasse e far ripartire i consumi e, di conseguenza, il sistema Italia. Una misura che dovrà produrre uno shock positivo sul nostro sistema economico. «Partirà inizialmente al 23%, quindi arriverà a meno del 20%», spiega il presidente di Forza Italia intervenendo a Porta a Porta. La convinzione è che la misura porterà «semplicità e sentimento di giustizia» e metterà fine «quasi completamente all'evasione fiscale».

Il secondo passaggio cardine è quello sulla legge Fornero. «L'abbiamo analizzata con i nostri economisti e abbiamo visto che alcune cose bisogna mantenerle come sono», spiega correggendo Matteo Salvini che nei giorni scorsi aveva proposto abolirla del tutto. «Tra le cose da salvare c'è il fatto che salendo l'età media di vita crediamo sia comprensibile che salga anche l'età in cui si va in pensione. Con il sistema contributivo se uno vuole andare in pensione a cinquant'anni prende la pensione con i contributi accumulati». Un passaggio Berlusconi lo dedica anche al superamento del Jobs act. «Il Jobs act è stato un aiuto positivo per molti, ma con l'introduzione delle misure da noi ideate non sarà più necessario. Gli ottanta euro saranno ricompresi in quello che queste persone ricevono con il reddito di dignità».

Sul fronte più politico, Berlusconi rinnova l'affondo contro i Cinquestelle. «In Italia un partito ribellista come il M5s ha raggiunto percentuali rilevanti e nel mondo si guarda a questa situazione con orrore». Poi, più volte sollecitato dagli ospiti in studio si sofferma sulla questione delle larghe intese. «Non credo che si verificherà questa situazione, sono assolutamente convinto che il centrodestra avrà una maggioranza ben superiore al 40%, per governare. Il mio obiettivo è portare la coalizione almeno al 45%. Ove si verificasse qualcosa che mi pare impossibile ovvero una situazione di stallo c'è un solo modo per trovare un accordo con le altre forze, in realtà in questo caso con la sinistra: che accettasse in toto il nostro programma. In quel caso accadrebbe quello che succede in Germania, con le parti sedute attorno a un tavolo. Si potrebbe anche pensare a realizzare il nostro programma sostenuti da un'altra forza politica». Sulla questione Maroni, Berlusconi racconta che il governatore l lombardo gli ha detto che «voleva cambiare vita e lasciare la politica». Su Matteo Salvini nessun accenno polemico. «Ha il suo modo di porsi. Ma tutte le volte che si è seduto al tavolo ha sempre dato prova di grande concretezza e assoluta razionalità». Berlusconi non si sbilancia, invece, sulla questione Lazio: «Ne stiamo ancora parlando». Maurizio Gasparri resta in pole position. E sotto traccia si ragiona anche sull'ipotesi di un ticket tra lui e il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi.