Se i liberali non hanno risposte su immigrati e integrazione

Da una parte l'islam radicale che annulla la persona nella sottomissione. Dall'altro lo Stato che chiede di rinunciare a un po' di libertà in cambio di sicurezza. Mai come oggi, da molto tempo a questa parte, abbiamo bisogno di risposte liberali che tutelino l'individuo e lo stile di vita occidentale. Eppure proprio ora i liberali sembrano tentennare, forse a causa di alcune contraddizioni (che siano presunte o reali qui poco cambia). Prendiamo il tema dell'immigrazione, chiaramente correlato alla crescita in Europa del fondamentalismo.

Si può essere davvero liberisti e insieme opporsi alla circolazione globale di uomini e merci? Il multiculturalismo è stato un fallimento. Come modello d'integrazione non funziona. Ma un liberale può chiedere a una comunità straniera di assimilarsi o deve rispettare la volontà di creare comunità separate? Nessuno ha la bacchetta magica: però risposte chiare e autorevoli non se ne sentono.Certo, si può fare appello a Karl Popper: «Dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti. Dovremmo insomma proclamare che ogni movimento che predica l'intolleranza si pone fuori legge e dovremmo considerare come crimini l'incitamento all'intolleranza e alla persecuzione, allo stesso modo che consideriamo un crimine l'incitamento all'assassinio, al ratto o al ripristino del commercio degli schiavi». Certo, si può ricordare, con Giovanni Sartori, che il pluralismo della società aperta è l'opposto del multiculturalismo, perché quest'ultimo conduce a un sistema legale contrario allo Stato di diritto introducendo eccezioni su eccezioni in base alle minoranze offese di turno, da riconoscere e tutelare.

Certo, si può fuggire nell'utopia: dell'arcipelago liberale (e tutto sommato multiculturale) teorizzato da Chandran Kukathas o all'estremo opposto dell'isolazionismo. Ora servono risposte concrete, che possano convincere i cittadini e magari orientare le scelte politiche. Se non salteranno fuori, il liberalismo rischia di essere percepito come un oggetto obsoleto in una società in trasformazione. Noi non vogliamo che ciò accada, a scanso di equivoci, e queste righe vogliono essere costruttive. Il Giornale è nato anche per difendere e diffondere le idee liberali. In un piccolo ma denso dibattito in Rete, qualcuno (il saggista Corrado Ocone, il direttore dell'Intraprendente Giovanni Sallusti) ricordava che ciclicamente il liberalismo è accusato di essere in crisi e di essere parte del problema. Accadde anche negli anni Trenta, quando l'ascesa dei totalitarismi sembrava inarrestabile. Furono poi le nazioni liberali a dimostrarsi irriducibili e ad avere la meglio. Speriamo vada così anche questa volta.