Se i seni al vento scatenano i moralisti in spiaggia copritevi con il buonsenso

Pochi anni fa d'estate si discuteva di topless. Con l'ironia di Paolo Granzotto

Non è per lamentarci, ma questa e un'estate tra le meno tranquille. Passino zanzare e moscerini, sciagure e scioperi, delitti e castighi, fremiti pentapartitici, risse tra Spadolini e Martelli, venerdì neri della lira e scalate societarie. Passi anche la dottissima disputa fra concilio e sinodo africano. Tutta roba di palpitante attualità. Ma il fastidioso dibattito sui seni e i corpi nudi in spiaggia, quello non c'è andato giù e continua a non andarci giù. Direte: è il solleone. Le notizie scarseggiano, le pagine dei giornali devono essere riempite. A parte il fatto che gli avvenimenti non sono mancati, non vediamo la necessità di scomodare padreterni della sociologia, della psicologia e teologia, teorici del bon e mal ton per sviscerare un argomento, seni e natiche scoperte, che credevamo archiviato. Infuriava il ferragosto quando il moralista (di professione) padre Giovanbattista Mondin, sulle pagine di una rivista cattolica ammoniva signore e signorine di non esibire i loro seni. «Anche se soggettivamente innocente - scriveva padre Mondin - l'esposizione più o meno totale del proprio corpo in pubblico è un'azione oggettivamente perversa». Poi aggiungeva, come se non bastasse, che «gli attributi femminei esposti possono provocare un'eccitazione disordinata».

A parte che ci piacerebbe sapere come va considerata un'eccitazione ordinata, il discorso di padre Mondin non fa una grinza. Per la Chiesa la nudità è peccato. La donna era il peccato stesso fino a qualche decennio fa. Figuriamoci una donna nuda: Satana in persona. Con questo intendiamo dire che da un moralista non ci si aspettano plausi per quanti se ne vanno nudi per le spiagge. Così, quando il parroco della Cappella Palatina di Palermo impedisce a una turista in abbigliamento non conveniente l'ingresso nel luogo di culto, non sentiamo di dargli torto. In chiesa ci si va vestiti decentemente. Certe regole non possono essere infrante: provatevi ad entrare in una moschea con le scarpe: se si va bene vi tagliano i piedi.

Nelle lunghe articolesse che giustificano la libertà di esibire il proprio corpo, si finisce sempre per citare le modificazioni del comune senso del pudore. Bene: e se facessimo riferimento al comune senso del buon senso? La Corte di Cassazione (vedete voi chi si scomoda, per un seno) ha emesso, negli ultimi cinque anni, una ventina di sentenze in proposito. Da una di queste si evince che l'esibizione di organi genitali maschili e femminili produce un sentimento di disgusto, di disagio, di repulsione, di sconcerto o di curiosità o eccitazione erotica nell'osservatore. Se avessero aggiunto «indifferenza», l'analisi sarebbe stata perfetta. Ma anche così non è male. È sciocco sostenere che un seno nudo non fa più impressione a nessuno. A qualcuno può farla. Ad altri no. A qualcuno può piacere, ad altri può provocare anche disgusto. Vai a sapere. Lo stesso discorso vale per il nudo maschile. E allora ci appelliamo al buon senso e alla tolleranza affinché cessino non le esibizioni nudistiche, ma le polemiche, le digressioni, le tavole rotonde, i seminari sull'argomento.

Si è partigiani di un partito o dell'altro se si afferma che non è necessario, strettamente necessario prendere sole e bagni nudi? E cioè che la costrizione di un costume da bagno non risulta così intollerabile, e dove risultasse tale ci si può sempre appartare, cercare località non affollate da famiglie, nonni, bambini, suore, monsignori, aspiranti dell'Azione cattolica, tutta gente che non ammette il nudismo? Questo è il punto. Chi vuol abbronzarsi integralmente lo faccia laddove non dà fastidio. Sembrerebbe così facile, ma, tant'è, c'è chi si ostina a praticare il nudismo dove questo non è ben visto. È di ieri la notizia di un sardo finito all'ospedale, malmenato da un gruppo di bagnanti contrari a chi non indossa il costume da bagno. Non è il caso di quello sciagurato, ma ci viene il sospetto che quanti incappano nelle ire dei vicini di ombrellone, o nello zelo della legge, non siano propriamente nudisti ma piuttosto esibizionisti. E allora il discorso cambia. Nel dubbio, consigliamo ai cultori del nudo di comportarsi come ci si comporta in treno, allorché si estrae il sigaro toscano. «Disturba il fumo?», è la tradizionale e scontata domanda. «Disturba il nudo?», si chiederà ai vicini di spiaggia. Se non disturba, tutto bene. Se disturba, conviene cambiare zona perché ancor oggi la maggioranza la detiene chi si copre le pudenda, non chi le scopre.

22 agosto 1985