Se la metro di Addis Abeba umilia la Roma imperiale

La città etiope apre metrò avveniristici mentre i trasporti all'ombra del Cupolone sono nel degrado e nel caos

A Roma i pendolari hanno gettato da tempo la spugna, perché a fronte della nascita di una terza linea, la metro procede a singhiozzo tra problemi tecnici, scioperi e assemblee sindacali. Non è una provocazione affermare che la metropolitana di Addis Abeba funzioni decisamente meglio, anzi, a dirla proprio tutta è all'avanguardia. Nei giorni scorsi nella capitale dell'Etiopia è stata inaugurata la seconda linea cittadina, di 18 km, e altre cinque entreranno in funzione entro il 2019, con un investimento di 500 milioni di dollari. I dati del primo semestre del 2015 si commentano da soli: 140mila passeggeri al giorno, vetture dotate di ogni confort, zero scioperi e orari delle corse rispettati quasi con maniacale piglio giapponese.

Tra Italia ed Etiopia è avvenuto un passaggio di consegne che va ben oltre il testimone raffigurato dalla Stele di Axum restituita ai legittimi proprietari. L'Etiopia non fabbrica solo più campioni della corsa come Bikila o Gebrselassie, ma confeziona record di crescita economica. Roma-Addis Abeba rischia di diventare un confronto scomodo e per nulla scontato, soprattutto se anche al Colosseo, dove Bikila trionfò correndo a piedi scalzi, le maestranze incrociano le braccia. Chi è stato almeno una volta ad Addis Abeba sostiene che questa città abbia il potere di incollarsi addosso al viaggiatore come una seconda pelle. L'adesivo virtuale è una mistura di corsa dei bambini, di terra rossa e di corpi sudati. C'è sicuramente un velo di romanticismo nel descrivere l'Etiopia osservandola dal ventre di Madre Africa che ha partorito tra l'altro la religione Rastafari, professata da Bob Marley. Se la si osserva sotto un aspetto più pratico e meno onirico emerge invece uno spaccato sorprendente. Mentre l'Italia ha chiuso il 2014 con un poco rassicurante -0,4% alla voce Pil, l'Etiopia, che nel 1936 era stata annessa dal generale Badoglio all'impero fascista, ha risposto con un +8,7%.

Analizzando i dati che provengono dalla Banca mondiale il capovolgimento dei valori è lapalissiano: l'ex colonia mostra i muscoli, gli ex colonizzatori esibiscono invece risultati da terzo mondo. Ma cosa è accaduto in Etiopia da far gridare al miracolo economico? La ricetta è semplice: il governo ha dato vita a una radicale privatizzazione delle aziende di stato. Nel 2002 erano 250, ora ne sono rimaste 35. Smantellati i carrozzoni è iniziato il decollo. Nel vero senso della parola perché, metro a parte, il caso più lampante riguarda la compagnia aerea di bandiera, l'Ethiopian Airlines, diventata nello spazio di due anni il fiore all'occhiello tra i vettori dell'Africa e uno dei competitor più importanti al mondo con 80 collegamenti nel mondo e la terza proprietaria del pianeta di Boeing 737. Anche in questo caso l'accostamento Fiumicino-Ababa Bole è umiliante. I risultati si possono tastare con mano anche trasferendosi nel settore agricolo. Nel 1992 si esportavano 208 tonnellate di prodotti della terra. Nel 2000 le tonnellate erano già 16mila. Lo scorso anno sono più che triplicate e di questo passo si arriverà a un export di 54mila tonnellate entro la fine dell'anno.

La popolazione sta tastando con mano il cambiamento. Lo si evince dalla crescita demografica: Addis Abeba, che per grattacieli sembra una nuova Dubai, è passata da uno a quattro milioni di abitanti. Si sfiorano i 100 milioni in tutto il Paese con oltre due milioni di poveri in meno rispetto allo scorso anno. Parole come «miracolo» o «tigre» si sprecano nei commenti degli analisti, anche se forse il termine più corretto è «programmazione». L'attuale premier Haile Mariam Desalegn spiega: «Siamo partiti dal basso. Le risorse ci sono. L'Africa deve diventare solo più consapevole e allontanare stampelle di cui non ha bisogno». In Etiopia hanno persino iniziato a produrre benzina verde e a sviluppare la rete elettrica (sfruttando le cascate del Nilo azzurro) che viene esportata anche in Kenya, Tanzania e Uganda. Forse il terzo mondo è davvero altrove.

Commenti

cgf

Mer, 23/09/2015 - 08:49

superare il degrado ed il caos di roma non è impresa ardua.

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liberopensiero77

Mer, 23/09/2015 - 09:10

Non c'è dubbio che l'economia etiopica sia in rapida ed esplosiva crescita. Tuttavia è fuorviante il confronto con gli Stati europei sotto questo aspetto: loro partono da un PIL molto basso, il loro PIL pro-capite è uno dei più bassi al mondo. In Europa non potremmo avere mai tassi di crescita all'8% all'anno, perché abbiamo già produzione e consumi molto alti, è giusto invece che loro si sollevino rapidamente da una situazione di fame generalizzata e si sviluppino rapidamente. Al momento, a livello di sviluppo, sono ancora molto indietro. La popolazione rurale è l'84%, mentre la vita media è intorno ai 49 anni. Tutto sommato preferisco vivere in Italia, anche si ci sono i noti problemi. Però se mi ammalo so che posso essere adeguatamente curato, e non finire nelle mani dello stregone africano ...

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Zagovian

Mer, 23/09/2015 - 10:29

«Siamo partiti dal basso. Le risorse ci sono. L'Africa deve diventare solo più consapevole e allontanare stampelle di cui non ha bisogno»....Questa è la strada. E' dalla coscienza di base,dalle aspirazioni di base, che piano piano si costruisce una "civilta". Se l'Africa si ponesse, al passo di un Europa rurale di 200 annni fa?? Sarebbe già tanto. Come vivevano i nostri avi?Se la passavano male,lavoravano 12-14 ore al giorno,donne, bambini,niente medicine,niente televisori,nessuna modernità...come erano le case?...catapecchie puzzolenti:sono sopravvissuti, come sono sopravvissuti i loro antenati,fra guerre, pestilenze, carestie,senza alcun aiuto esterno....e senza fughe,in un paese "accogliente" l'INVASIONE,con il telefonino in mano!!

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gianky53

Mer, 23/09/2015 - 11:08

Sembra uno di quegli articoli strutturati partendo dal titolo. Esportazione di prodotti della terra, da 208 tonnellate del 1992 per arrivare a 16 mila nel 2000 e addirittura a 54 mila nel 2015? Ma per piacere, stiamo parlando di una nazione grande quasi quattro volte l'Italia con una popolazione di oltre 90 milioni di abitanti. Per forza hanno una crescita del PIL del 8% all'anno, partendo dal niente è facile. 18 km di metro poi non fanno trasporto pubblico in una megalopoli di 4 milioni di abitanti, quello è ancora affidato ai pulmini privati, dove si sale alla rinfusa e si paga secondo l'umore dell'autista.

VittorioMar

Mer, 23/09/2015 - 11:10

..se stanno meglio in Etiopia perché scappano?Se le cose funzionano meglio in Etiopia perché scappano?...Vallo a capire il mondo attuale!!!

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ContessaCV

Mer, 23/09/2015 - 11:11

Per quale buon motivo i profughi-migranti-clandestini vengono da noi quando in Etiopia fanno opere faraoniche come questa?? Perché invece di venire ad invadere l'Europa dove per altro non sono graditi, non se ne vanno in Etiopia dove potrebbero lavorare, parlare la stessa lingua, avere la stessa religione ed essere eguali agli altri visto che sono tutti Africani? Qui c'è qualcosa che non torna.

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mvasconi

Mer, 23/09/2015 - 13:46

Ai tempi della fine della Repubblica Romana, veniva affermato: "Grecia capta ferum victorem cepit" (la Grecia conquistata conquistó il feroce vincitore). Lo stesso accade oggi.

alessiasq

Mar, 29/09/2015 - 08:14

Gentile Luigi Guelpa, la informo che la metro di Addis Abeba e' stata inaugurata la scorsa settimana. Pertanto, i dati che riporta sul "primo semestre 2015" sono totalmente errati. Inoltre la prego di considerare il fatto che in Etiopia non si verificano scioperi in nessun ramo del settore pubblico, per ragioni politiche che la invito ad approfondire. Cordialmente, Alessia

alessiasq

Mar, 29/09/2015 - 08:33

Cara ContessaCV, le pare che in Italia i cittadini di un qualunque altro Paese europeo siano graditi in quanto "europei"? A me non sembra. E per sua informazione, gli etiopici parlano una lingua unica nel continente africano, e volendo sono anche piu' razzisti degli europei. Prima di fare certe affermazioni si informi. Alessia