«Se non passa l'Italicum cade il governo»

Il premier minaccia la minoranza e Mediaset: «Stimo Berlusconi ma a mio avviso il duopolio tv è finito»

RomaMostra i muscoli e sicurezza nel salotto televisivo della Gruber su La7. Renzi parla a tutto campo e su tutto ma ci tiene a precisare subito la sua posizione sull'Italicum. «Se la legge non passa io me ne vado», spiega guardando negli occhi la padrona di casa. Forse non si cura molto del calo più che fisiologico del suo governo nel consenso popolare. Ora il gradimento della sua squadra è sceso sotto la soglia psicologica del 30%. Però l'ex sindaco di Firenze va avanti. A dispetto di tutto e di tutti. A iniziare dai suoi stessi compagni di partito che continuano a puntualizzare (leggi «polemizzare») sulla costituzionalità della legge elettorale, come ha fatto Letta, o sul fatto che la materia elettorale non sia propriamente una materia di Palazzo Chigi (copyright Massimo D'Alema). Il ministro Boschi detta alle agenzie le sue contro-puntualizzazioni. Ma è Renzi a dare il coup de theatre . «Se la legge elettorale non passa io me ne torno a casa». Parole forti? Più che altro parole a effetto. «Martedì decideremo se porre la fiducia - spiega nel salotto tv - ma io sono più che fiducioso. Soprattutto del sostegno del mio partito». Poi incalzato dalla Gruber accetta di dire due battute anche su Prodi e Letta. «La battuta di Enrico sul metadone? Infelice. Ma tutti possiamo sbagliare». E se non bastasse, ecco il colpo mortale: «D'altronde lui e Prodi si sono svegliati solo ora perché hanno due libri in uscita». Cioè parlerebbero - è il sottotetto - perché ansiosi di apparire e di pubblicizzare i loro libri, altrimenti starebbero zitti. Non basta. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla sua prosa al vetriolo aggiunge serafico: «Preferisco rifare l'Italia, piuttosto che rifare l'Ulivo».

La sua ospitata televisiva è anche una prova muscolare: «I signori del parlamento hanno una buona occasione di mandarmi a casa, non sono attaccato alla poltrona. Non mi accontento di compromessi per restare a Palazzo Chigi». Ed ecco la frecciatina per D'Alema: «L'Italicum è una riforma essenziale. Anzi è una precondizione per rifare l'Italia. Su questo non ammetto dubbi e tentennamenti. D'altronde se ora si parla tanto e ancora di iter parlamentare di questa legge è perché Berlusconi si è tirato indietro. Al Senato questo testo è passato anche con i voti di Forza Italia. Partito che ora si è tirato indietro perché. Il Cavaliere si è risentito dell'elezione di Mattarella al Quirinale».

L'agenda del governo, però, ricorda l'urgenza di altri temi. Dalla riforma della Rai all'allarme terrorismo, fino all'Expo («No, dico, anche i cinesi hanno avuto ritardi!»). C'è altro veleno sulla riforma della Rai, proprio all'indirizzo dell'ex alleato del Patto del Nazareno: «Non mi interessa che piaccia a Berlusconi. Mi interessa che piaccia agli italiani. D'altronde dopo vent'anni il duopolio non ha più senso visto che ci possiamo vedere le migliori serie TV americane su internet. Anzi più urgente è la banda ultra larga».

Anche quando si può essere ecumenici, anche quando il tema è dei meno rischiosi, Renzi riesce a stilettare con gusto. Bersani si è lamentato che non lo hanno invitato per le celebrazioni della Liberazione? «Ha ragione lui - spiega con voce vellutata - L'errore è stato invitare soltanto i ministri. Ma se ci tiene tanto possiamo mandare una macchina a prenderlo. Anzi sono sicuro che può venire anche da solo. La porta è aperta per lui. Ci mancherebbe!». Sottotesto? Contento lui, l'importante è che non faccia scherzi in aula quando si voterà la legge elettorale.