Se il restauro dei monumenti coi cartelloni pubblicitari è una commedia napoletana

Il bando per risistemare 27 luoghi d'arte vittime dell'incuria boicottato dalla burocrazia e attaccato politicamente dal Pd

Napoli - La conturbante Belen ammicca dal maxi-cartellone affisso ai ponteggi che ingabbiano le Torri Aragonesi, in via Marina. Grazie a lei, o meglio alla pubblicità di cui è testimonial, il restauro del sito, ridotto a discarica a cielo aperto, costerà niente alle casse pubbliche. Una fortuna per una città in predissesto finanziario con quasi mezzo miliardo di euro di debiti, alle prese con drammatici tagli al welfare e ai trasporti, e con un'evasione dei tributi tra le più alte del Paese. E così sarà anche per altre location che necessitano di interventi di ripristino e manutenzione sparse su tutto il territorio cittadino. Si chiama «Monumentando» il bando varato dall'amministrazione comunale di Napoli con l'obiettivo di restituire alla città 27 luoghi d'arte abbandonati al degrado e all'incuria in cambio di spazi promozionali montati sulle impalcature. Un progetto che nel resto d'Italia funziona alla grande ma che, all'ombra del Vesuvio, è diventato uno psicodramma. Ad alzare il fuoco di sbarramento è stata la deputata e candidata sindaca del Pd Valeria Valente che ha promosso una interrogazione parlamentare e una serie di approfondimenti ispettivi ad ampio raggio. Un candidato della sua lista alle ultime elezioni ha invece firmato una denuncia all'Anticorruzione ipotizzando un'attività «abusiva», perché realizzata in mancanza del contratto, da parte della società vincitrice del bando, la «Uno Outdoor».

Il ragionamento dei detrattori è che la concessionaria lucri sugli incassi pubblicitari rallentando appositamente la chiusura dei cantieri in mancanza di appositi controlli. «Per ora ci stiamo rimettendo dichiara al Giornale il patron dell'azienda, Giuliano Annigliato . Siamo sotto di 120mila euro, a occhio e croce. Abbiamo depositato una fidejussione di 3,8 milioni di euro e versato 140mila euro di imposte comunali; infine, ci siamo accollati 18mila euro di spese contrattuali. Dov'è l'ingiusto profitto che ci contestano?». Più semplicemente i tempi commerciali non combaciano con quelli «borbonici» della Soprintendenza cui è demandata l'alta sorveglianza sulla progettazione e sull'esecuzione dei lavori, e così tra un'autorizzazione e l'altra possono passare anche settimane prima che si riesca ad avviare l'opera. Malgrado le polemiche, sei monumenti sono già stati restaurati. E tre di questi che si trovano in aree ad alta densità criminale sono stati completati a spese della «Uno Outdoor» perché nessun inserzionista si è fatto avanti. Sarebbe stato poco conveniente pagare per la pubblicità nei pressi di Piazza Mercato o in un vicoletto di Corso Umberto. «La polemica, se leale, non ci spaventa continua Annigliato . Ma non posso tollerare che la Valente faccia politica da sconfitta e, per di più, in maniera strumentale. Sui monumenti, sull'arte non si fa polemica fine a se stessa. Ci sono 14 persone che lavorano al nostro programma, regolarmente retribuite. Se i ricavi arriveranno, questo si verificherà tra qualche anno. Fino ad allora, lavoreremo per la città. Ma poi: qual è il problema se un'azienda realizza un risultato economico? È preferibile avere i monumenti cadenti?». Il contratto, che nel frattempo è stato firmato, prevede inoltre che la concessionaria pubblicitaria si occupi per i prossimi 12 anni anche della manutenzione dei luoghi restaurati.

Il che equivale a dire, in una realtà come Napoli, essere pronti a intervenire un giorno sì e l'altro pure. «Abbiamo dovuto ripulire tre vasche già finite conclude Annigliato perché, a pochi giorni dalla consegna, erano state vandalizzate con scritte spray. Ma di questo nessuno si preoccupa».