Se vince le elezioni Netanyahu annette la valle del Giordano

Il premier punta a cercare voti E spende il rapporto con Trump

Gerusalemme «Se sarò rieletto - ha detto Bibi Netanyahu in un annuncio a reti unificate - annetterò immediatamente la Valle del Giordano, e in un secondo tempo una volta che il consenso sia certificato (probabilmente con un referendum, ndr) procederò ad annettere gli insediamenti che completano lo scudo di difesa di Israele a oriente». Un messaggio elettorale, ma dal contenuto storico. «È un'occasione unica che ci si presenta oggi, ora o mai più» ha detto Netanyahu, riferendosi al rapporto speciale con gli Stati Uniti e con Donald Trump, mentre ancora brucia il ricordo di 8 anni di rifiuti di Obama per le drammatiche esigenze di sicurezza di Israele.

La Valle del Giordano è lunga e arida, di là dalle vallate desertiche, rosse, morbide, bellissime si vede perfettamente la Giordania, a nord si contempla il panorama siriano e la strada conduce al Kinneret, il Mare di Galilea unica riserva d'acqua della zona, e poco più a ovest al Libano; più lontano si intuisce senza ombra di dubbio la presenza affascinante e minacciosa dell'Irak e dell'Iran. La gente, quasi tutti contadini dei kibbutz, ci vive con coraggio e fatica, lontana, eppure determinata a difendere il Paese. Insomma, la valle del Giordano, che è già parte di Israele ma non è formalmente annessa, è la cintura di sicurezza verso il mondo arabo e islamico più avverso, mentre a sud l'Egitto disegna un confine più amichevole. «Solo io - ha detto Netanayhu - se rieletto ho la volontà e i rapporti internazionali per garantire questo passo indispensabile».

Perché dopo che Bibi ha portato al riconoscimento di Gerusalemme come capitale, all'annessione del Golan, alla revisione del trattato con l'Iran, si può pensare che una sua rielezione, per niente certa, è garanzia di annessione riconosciuta. Ma non è originale Netanyahu nel vedere nella Valle del Giordano una garanzia indispensabile per il Paese: Rabin ne è stato il principale sostenitore e garante, Peres e tutta la sinistra hanno sempre costruito le condizioni politiche per stabilire insediamenti nella zona. In queste settimane di campagna intensiva Benny Gantz, il leader dell'opposizione, ha speso molto del suo tempo nella Valle del fiume mitico in cui Gesù Cristo fu battezzato, a parlare con gli abitanti e rassicurarli delle sue intenzioni.

Bibi ha anche detto che aspetta che Trump mostri il suo programma di pace per poi muovere le sue pedine, ed è anche certo per lui la migliore carta per cercare quei 61 seggi che gli servono a formare il governo. Anche perché l'idea pompata da Macron e, sembra, accettata da Trump, di un incontro con Rouhani non ha un effetto rassicurante sull'elettorato israeliano.

Commenti

Altoviti

Mer, 11/09/2019 - 08:54

A lui nessuno dice niente: due pesi, due misure, come mai?

Ritratto di Nahum

Nahum

Mer, 11/09/2019 - 13:02

azioni unilaterale del tutto illegale e per scopi puramente elettorali (un Pugno di voti in più dei coloni). bravi bene cosi...

Ritratto di Ausonio

Ausonio

Mer, 11/09/2019 - 13:21

Il popolo eletto può fare quel che vuole.