Sempre senza giustizia le vittime della strada

di Ancora due giovani vite spezzate. Ancora dolore e poi, quasi certamente, impunità per chi quelle vite le ha tragicamente interrotte. Due gemelli di sedici anni uccisi sulle strade del Molise e un terzo che da ora è come morto pure lui, insieme ai suoi genitori. E mi viene in mente il caso De Nando, così come tanti altri, dove alla fine tre anni e otto mesi di condanna per una vita appena iniziata e subito recisa diventano un mese effettivo di carcere, e ci si dimentica perfino del ritiro della patente. Da qui lo scollamento tra il codice penale e quello «reale», dove una condanna non corrisponde mai alla pena effettiva. Un mese di libertà negata. Questo è il valore, il prezzo che diamo alla nostra vita?

E mentre le nostre strade ancora oggi producono 10 vittime al giorno, scelte a caso «ma non per caso», un governo dietro l'altro, più o meno platealmente forse anche in base alle necessità di consenso, promette e non mantiene mai di introdurre un reato necessario in un paese dove le regole sono sempre di più «consigli». Un paese, che, restando nell'ambito delle regole stradali, ha il primato europeo per multe. Un paese dove puoi fare ciò che vuoi, tanto non paghi mai, o paghi a rate, e perfino per gravi infrazioni che potrebbero provocare scontri mortali. Scontri, non incidenti, perché l'incidente è qualcosa che capita per caso, al di fuori delle nostre responsabilità che invece ci sono in oltre il 90% di essi. Perché se sorpassi in una strada dove non c'è visibilità, se passi con il rosso, se superi i limiti di velocità oltre il consentito, non provochi un incidente, commetti un reato che può comportare la perdita della vita tua e di qualche innocente (lui sì) che percorre la tua stessa strada. Non vai compatito vai punito.

Renzi ha cominciato questo suo percorso a capo del governo con affermazioni relative alle stragi stradali pronunciate in un luogo e in un momento solenne. Era il febbraio del 2014 e tutto è come prima. Anzi, no. Perché nel frattempo si sono considerati urgenti, questi sì, svuotacarceri e depenalizzazioni. Prima la libertà. Poi la vita.

Allora a Renzi, come al neo presidente della Repubblica Mattarella, chiedo: che cos'è lo Stato senza quelle sanzioni e pene definite e certe nel loro compiersi, capaci di garantire l'osservanza di leggi e regole necessarie alla convivenza civile e alla tutela dei beni primari, al cui primo posto dovrebbe essere la vita?