Senza l'ok di Bruxelles congelati tutti i depositi

In caso di liquidazione coatta rientro immediato dei fidi. Il nodo degli esuberi: 4mila a rischio

Oggi il Consiglio dei ministri dovrà necessariamente raggiungere l'obiettivo di salvare Popolare di Vicenza e Veneto Banca perché il solo lasciare i due istituti alla possibilità della liquidazione coatta amministrativa senza rete di salvataggio significherebbe condannare tutto il sistema bancario italiano, la Borsa (dove le banche hanno un peso preponderante sull'indice principale FtseMib) e quindi il Paese a un rischio di instabilità senza precedenti. Ecco, quindi, che sarà necessario che il premier Gentiloni e il ministro Padoan trovino la quadra con Bruxelles.

Se lo schema sarà adottato così come è stato pensato, allora i problemi di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca saranno più vicini a una definizione seppur parziale. Resteranno alcune questioni da affrontare, anche se il fantasma della corsa agli sportelli (come quello del bail-in) sarà stato scongiurato. I correntisti e i depositanti, nel primo caso, possono stare tranquilli: domani mattina potranno recarsi agli sportelli ed effettuare le comuni operazioni bancarie di pagamento e di incasso, inoltre i risparmi sopra i 100mila euro non saranno toccati dalla scure della normativa europea. Nel caso contrario, la liquidazione di una banca somiglia molto a un'Apocalisse. Non tanto perché i depositi vengono congelati in attesa che arrivi il Fondo interbancario a restituire il dovuto fino alla somma di 100mila euro (chi ha giacenze superiori le perderebbe). La parte più drammatica sarebbe il rientro immediato dei fidi: immaginate una coppia di sposini col mutuo o un'impresa che si è finanziata il circolante con un prestito costrette a restituire tutto e subito.

Se il governo riuscirà a fare il proprio dovere, sarà un giorno come gli altri. Anche i detentori di obbligazioni ordinarie potranno tirare un sospiro di sollievo. Chi ha comprato, anche indirettamente, le obbligazioni senior emesse dalle due ex popolari venete non avrà nulla da temere. Basti pensare che di recente ne sono stati emessi 7 miliardi di euro per supplire alla crisi della raccolta ordinaria in fuga dai due istituti proprio perché le situazioni di dissesto creano panico nella clientela. Altrimenti tutto sarà carta straccia.

Diversa la situazione di azionisti e obbligazionisti subordinati. I primi sono certi della perdita. I vecchi soci hanno accettato una proposta di rimborso parziale da 400milioni, comunque nell'ordine del 10% di quanto investito. I secondi sono anch'essi «condannati», tuttavia il decreto prevede ristori come per Mps e per le 4 banche risolte nel 2015, sono previsti ristori. Si tratta di 1,2 miliardi di euro per lo più in mano a investitori professionali.

Ultima ma non meno importante la sorte degli 11.500 dipendenti. Il salvataggio prevede 4mila esuberi. Con la liquidazione coatta da un giorno all'altro tante famiglie si ritroverebbero in mezzo a una strada. Anche per colpa dell'Europa e delle sue strane regole.

Commenti

curatola

Dom, 25/06/2017 - 14:31

come per i giornalisti basterebbe un fondo a carico di tutti i banncari per retribuire i disoccupati da reimpiegare. Forse già c'è....

curatola

Dom, 25/06/2017 - 14:53

il sistema bancario italiano serve a comprare e ricomprare carta straccia ovvero i titoli che lo stato emette a copertura del deficit cronico del bilancio per spese che non sono sostenibili.Purtroppo un terzo di essi non è italiano e per restare vuole essere retribuito. Fino ad oggi si sono usati i soldi della bce per mantenere questo malcostume.Mettere il pareggio di bilancio in Costituzione non è bastato.Per forza che a Bruxlles ridono quando parla un italiano come se raccontasse barzellette.