Ma senza ozio e famiglia la società è più debole

Non è un caso se il declino dell'Occidente coincida con l'addio a una delle principali virtù dell'Impero romano: coltivare l'ozio

Lo scontro sull'outlet di Serravalle aperto anche a Pasqua ripropone come ogni anno il dibattito «lavorare sì-lavorare no». Chi ha un contratto regolare guadagna molto di più rispetto a un giorno feriale, e se l'azienda decide di aprire lo fa perché ritiene che ne valga la pena, magari ritoccando i prezzi al rialzo. L'idea di voler andare per centri commerciali nei giorni in cui si stacca dal lavoro non è criminale in sé. È sbagliato pensare che non esistano alternative, soprattutto in un giorno molto importante per i cattolici, dove si ricorda il Dio fatto uomo che muore e resuscita per salvare l'umanità.

Non è un caso se il declino dell'Occidente coincida con l'addio a una delle principali virtù dell'Impero romano: coltivare l'ozio. Letteralmente l'otium era il tempo libero che restava dai doveri del negotium, cioè gli affari pubblici o privati. Il lavoro - in teoria - dovrebbe essere lo strumento attraverso il quale l'uomo ricava le risorse da destinare al suo tempo libero e ai suoi hobby. I romani hanno conquistato il mondo senza negarsi il riposino quotidiano, oggi invece esiste persino un termine (workaholic, letteralmente malato di lavoro) perché la situazione ci è sfuggita di mano. La vera crisi non è quella economica ma quella delle famiglie, che hanno sempre meno tempo per stare insieme. Perché i figli sono sempre aperti.