Si sono "ristrette" le piante Già estinte oltre 600 specie

Negli ultimi due secoli sono scomparse a un ritmo 500 volte superiore rispetto alle stime botaniche

Ci sono il sandalo del Cile e l'ulivo di Sant'Elena. Ma anche il cosiddetto fiore-cadavere, il riso selvatico texano, l'orchidea sotterranea e l'albero medusa. Sono le piante ormai estinte, o quelle entrate nella lista rossa stilata dall'Iucn, che comprende vegetali e animali seriamente in pericolo.

La scomparsa della flora è decisamente meno nota, ma secondo un nuovo studio sta avvenendo molto più velocemente rispetto a quella che colpisce la fauna. Negli ultimi 250 anni, sono sparite 600 specie di piante, e così un gruppo di ricercatori dell'università di Stoccolma ha provato che l'estinzione dei vegetali sta avvenendo 500 volte più velocemente di quanto si pensasse. Questo perché nel corso del periodo di tempo analizzato è andato perduto circa il doppio delle specie vegetali rispetto a quelle di uccelli, mammiferi e anfibi messe insieme. Per verificarlo, gli scienziati svedesi si sono serviti di documenti e registri botanici compilati negli ultimi due secoli e mezzo. In questo modo sono riusciti a redarre una lista certa delle specie ormai sparite, i luoghi nei quali sono scomparse e la velocità del fenomeno.

Fra i vegetali finiti in questo triste elenco ci sono il sandalo del Cile, che era impiegato per estrarne gli olii essenziali, ma anche l'ulivo di Sant'Elena, che produceva caratteristici fiori dal colore rosato e la Thismia americana, tipica delle praterie.

Lo studio ha anche provato che la scomparsa dei vegetali mostra una maggiore incidenza sulle isole e nelle aree tropicali, che possiedono una maggiore diversità della flora. Nel complesso, le specie di piante estinte sono 571. La velocità del fenomeno è molto elevata, anche a causa delle attività umane che mettono a rischio la biodiversità. E non finisce qui, perché secondo gli autori della ricerca il calcolo sarebbe in difetto e non offrirebbe un'idea sufficientemente accurata dell'attuale situazione. Anche perché vegetali considerati irrimediabilmente perduti sono stati rintracciati in alcune aree remote del pianeta. «Certamente il problema del rischio di estinzione non riguarda solo gli animali, ma si estende anche alle colture e alle piante da frutto conferma Licia Colli, docente di Scienze agrarie all'università Cattolica di Milano -. In Italia un secolo fa erano presenti migliaia di varietà di vegetali da frutto e di colture locali. Oggi il loro numero si è ridotto a un quarto, e tre su quattro sono a rischio di estinzione. Ne sono un esempio il mais rosso del Ticino e il quarantino del Bresciano, la pera limone delle province di Parma e Piacenza o il biricoccolo del Bolognese». Eppure proprio questi esseri viventi svolgono un ruolo cruciale nel mantenere in equilibrio gli eco sistemi terrestri, grazie alla loro capacità di produrre ossigeno, frutti, pollini e molte altre sostanze che sono alla base dell'alimentazione di milioni di specie viventi. Ecco perché gli scienziati svedesi oggi invitano ad adottare provvedimenti urgenti per attenuare e tenere sotto controllo il problema. Un passaggio fondamentale implica la compilazione di registri più accurati sull'attuale stato della flora globale, con erbari e altri cataloghi digitali aggiornati regolarmente.

Commenti

cgf

Mar, 18/06/2019 - 10:23

la pera limone delle province di Parma e Piacenza o il biricoccolo [albicocca viola] del Bolognese per certo non si trovano più perché nessuno ha interesse a coltivarli vista la scarsa domanda. CMQ entrambe le piante continuano a crescere rigogliose e spontaneamente in Medio Oriente e Paesi limitrofi, anche in Azerbaigian