Siamo sempre di meno Dopo 90 anni scendono i residenti in Italia

Nel 2015 gli abitanti sono calati di 130mila unità rispetto al 2014. L'Istat fotografa un Paese sempre più vecchio e meno fertile

P er la prima volta negli ultimi 90 anni in Italia si sta più larghi. Tra il 2014 e il 2015 il numero dei residenti ha segnato un vistoso calo: 130.161 persone in meno. A «svanire» dal bilancio demografico nazionale (presentato ieri dall'Istat) sono stati solo i cittadini italiani residenti, scesi di 141.777 unità. Mentre gli 11.716 nuovi stranieri che hanno scelto il Bel Paese come residenti hanno compensato in parte il dato, portando il totale degli ospiti - comunitari ed extracomunitari - a quota 5.026.153, e la popolazione complessiva a 60.665.551 abitanti.

Ma il calo degli italiani residenti (tra l'altro sempre più vecchi: l'età media è 44,7 anni) è mitigato anche dalla «naturalizzazione» di 178mila stranieri che, nel corso del 2015, hanno acquisito la cittadinanza italiana. Si tratta di immigrati di lungo corso, per quasi metà provenienti da Albania, Marocco e Romania e in buona parte (37 per cento) minorenni. Senza questi «nuovi arrivi», in un anno gli italiani in meno sarebbero 320mila, più o meno come se la popolazione di Bari fosse stata cancellata dalle statistiche.

L'emorragia di italiani è in buona parte figlia del saldo negativo tra le nascite (in costante calo: meno di mezzo milione nel 2015) e i decessi, che nel 2015 sono stati 647.571, il valore più alto dal 1945. La flessione dei residenti è comune a tutto il Paese, anche se le percentuali più alte si registrano al Sud (-0,28 per cento) e nelle Isole (-0,34 per cento). Nonostante abbiano registrato un incremento della popolazione straniera di oltre il 5 per cento nel 2015, al Sud e nelle Isole la popolazione è più «italiana» rispetto al resto del Paese, con una quota di stranieri per residente del 4 e 3,4 per cento, mentre al Nord - che fa più gola ai flussi migratori - e al Centro, più di un abitante su dieci (10,6 per cento) arriva dall'estero. L'origine è varia: vivono nei nostri confini persone di 200 nazioni differenti. Su oltre 5 milioni di stranieri residenti nel nostro Paese, il 30 per cento proviene da Paesi Ue. Europeo, ma non appartenente all'Unione, anche un altro 20 per cento degli immigrati che hanno scelto di vivere in Italia. Quote intorno al 20 per cento anche per i cittadini di Paesi africani e asiatici, mentre il 7,5 per cento (400mila persone) proviene dal continente americano. Il bilancio dell'Istat racconta anche la consistenza numerica delle prime dieci comunità straniere residenti in Italia, che rappresentano il 65 per cento del totale. Prima la Romania (1,1 milioni), seguita da Albania (467mila), Marocco (437mila), Cina (271mila) e Ucraina (230mila). Più dietro Filippine, India, Moldova, Bangladesh ed Egitto. Tra le principali collettività, proprio quella egiziana registra il trend di crescita maggiore (5,9 per cento), ma gli effetti dei nuovi flussi migratori sono evidenti tra i gruppi meno rappresentati, come i libici (+7,2 per cento), i somali (+2,3 per cento) e i maliani (10mila, ma cresciuti del 70 per cento in un anno). Gli italiani, invece, emigrano: nel 2015 in centomila (circa un quarto di origine straniera) hanno lasciato lo stivale, con una crescita dell'emigrazione dell'8 per cento e un saldo negativo, per i soli italiani, di 72mila unità.

Siamo di meno, più stranieri e sempre più vecchi. Non è un caso che la persona più anziana del mondo, l'ultima nata nell'800, sia la piemontese Emma Morano. Il 6,7 per cento della popolazione italiana ha più di 80 anni, gli ultracentenari (in larga maggioranza donne) sono 18.765, e in 22 hanno superato i 110 anni di età. I giovani (0-14 anni) sono meno del 14 per cento del totale, mentre il 22 per cento degli italiani ha più di 65 anni: lo squilibrio è massimo in Liguria, con solo 11,5 residenti under 15 e ben 28,2 over 64 ogni cento abitanti. Anche nel bilancio demografico c'è lo zampino delle difficoltà a sbarcare il lunario. L'Istat nel rapporto ricorda infatti che la diminuzione di nascite e matrimoni (in calo dal 2008) sembra essere in relazione con la crisi economica. Un trend italico che contamina anche gli ospiti del Bel Paese. Dopo un lungo boom nelle statistiche di nati stranieri, da qualche anno la tendenza si è invertita e il 2015 non fa eccezione: -4 per cento.