Sindacati favorevoli al "Progetto Italia" I dubbi dei costruttori

Reazioni contrastanti per «Progetto Italia», il polo delle costruzioni promosso da Salini Impregilo assieme a Cdp e il salvataggio di Astaldi (il provvedimento del Tribunale di Roma per l'ammissione al concordato in continuità è atteso entro la prima decade di agosto). I sindacati sono favorevoli alle aggregazioni perché consentiranno di conservare migliaia di posti di lavoro in un settore in notevole difficoltà come quello dell'edilizia. Le associazioni industriali del settore, invece, sono preoccupate dalla nascita di un colosso che potrebbe creare difficoltà ai piccoli operatori.

«Progetto Italia arriva in un momento drammatico per le costruzioni, alle prese con una crisi decennale che ha più che dimezzato addetti, imprese, fatturato, riducendo l'incidenza del settore sul Pil all'8%, dall'11,5% precedente alla crisi», ha commentato Franco Turri, segretario generale Filca-Cisl, mentre Vito Panzarella, segretario generale Feneal-Uil, ha evidenziato che si tratta di «una buona notizia che si aggiunge a quella sulla Tav: eravamo assolutamente preoccupati perché se non fosse andata in porto l'operazione, si sarebbe rischiata una bomba sociale con oltre 20mila lavoratori di Astaldi, tra diretti e indotto, lasciati a terra».

Progetto Italia rischia di essere un fattore di squilibrio, creando un grande gruppo senza mercato in Italia, secondo il presidente Ance, Gabriele Buia. «L'operazione rischia di creare una destabilizzazione del mercato», ha spiegato, aggiungendo che «se sommiamo i fatturati delle imprese che potrebbero aderire a Progetto Italia, arriviamo intorno ai 15 miliardi di fatturato, ma un'azienda del genere è troppo grande per operare in Italia», infatti Salini fa il 93% del fatturato all'estero e quindi «c'è il rischio che debba fagocitare tutto quello che c'è» in Italia. Il presidente dei costruttori romani, Nicolò Rebecchini, ha invece messo in evidenza come la presenza di Cdp metta in questione il tema della concorrenza.