Sinistra in piazza contro Renzi Fischiati la Madia e D'Alema

Fronte spaccato nel giorno dello sciopero generale. La ministra contestata a Bologna, l'ex premier a Bari: «La gente ce l'ha col Pd»

RomaE dire che Giorgio Napolitano le aveva provate tutte pur di far abbassare i toni dello sciopero generale. «È bene che ci sia rispetto reciproco», aveva detto prima di lasciare Torino diretto a Roma. Un appello rimasto inascoltato. Le manifestazioni collegate allo sciopero generale sono state la dimostrazione plastica di come una sinistra (quella del sindacato) scenda in piazza contro un'altra sinistra (di governo). E senza mostrare il rispetto invocato dall'inquilino del Quirinale.

Fino al punto che Massimo D'Alema, fiero oppositore di Matteo Renzi («la riforma del lavoro non produce posti di lavoro»), appena uscito dall'ufficio del sindaco di Bari, sbaglia corteo e viene contestato pesantemente. Finisce nel fiume di persone dell'Ugl (sindacato di destra). «Sei un morto vivente» è l'epiteto più elegante che riceve. «La tua pensione dalla a noi». E nella gara di insulti si uniscono anche gli autonomisti di sinistra. Più tardi, l'ex premier commenta: «La gente è arrabbiata, ce l'ha con il Pd. I sindacati, a mio giudizio, non andrebbero insultati»; come - a suo dire - avrebbe fatto Renzi quando ha detto che il governo comunque va avanti sul piano delle riforme.

Ma sono proprio le riforme del governo che vengono contestate da chi scende in piazza durante lo sciopero generale. Ad aprire le danze è Susanna Camusso a Torino, di rosso vestita (come Renzi l'altro giorno). «Il rosso è il nostro colore», commenta il segretario della Cgil. «Se il premier intende tirare dritto, sappia che lo faremo anche noi. Noi non ci rassegniamo alle condizione che vogliono imporci».

Ed ancora (sempre contro il segretario del suo partito). «Renzi scelga se vuole la conflittualità od il dialogo. Ma, senza diritti, si determina una condizione di ricattabilità e servitù».

L'invettiva del segretario della Cgil contro il capo del governo è a tutto campo. «Il presidente del Consiglio - sottolinea la Camusso - dice che lo Statuto dei lavoratori è vecchio perché ha 40 anni, non vorremmo sentirgli dire che anche la Costituzione è vecchia perché ha 70 anni». Pausa ad effetto. Ed aggiunge: «Quando si comincia così si sa dove si inizia ma non dove si finisce».

Ed a proposito di riforme costituzionali, Susanna Camusso intravvede in quelle in discussione un rischio per un aumento della disoccupazione. Il taglio delle Province «taglia anche funzioni come i centri d'impiego. Cioè, l'unico modo per poter immaginare politiche attive per il lavoro. Grazie a queste riforme dal prossimo mese migliaia di lavoratori non avranno più lo stipendio».

Maurizio Landini, leader dei metalmeccanici della Cgil, evoca slogan antichi. «Non ci fermiamo. La lotta continuerà. Se Renzi vuole unire il Paese tolga dal tavolo l'articolo 18», che tra l'altro non è intaccato dalla legge delega sul mercato del lavoro.

Il governo s'affida alla flebile reazione di Giuliano Poletti. Il ministro del Lavoro assicura che «ascoltiamo quel che la piazza dice, ma siamo determinati a realizzare le riforme». Basta la presenza di Marianna Madia a Bologna per innescare scontri tra manifestanti e polizia. Ed il vice segretario del Pd, Debora Serracchiani, chiosa: lo sciopero generale? «Legittimo, ma assolutamente politico».