Sinistra senza vergogna. Rilancia lo ius culturae ma i 5s (divisi) frenano

Il Pd e Italia viva insistono. Di Maio: non è in programma. E si appella al voto su Rousseau

Non è nel programma di governo giallorosso ma «non bisogna mollare». Il Pd rilancia la battaglia per lo ius culturae, il diritto di cittadinanza per i bambini stranieri che abbiano compiuto almeno un ciclo di studi in Italia, e che invece è indigesto per una parte dei Cinque stelle. Il capo politico Luigi Di Maio, dopo la mossa del decreto rimpatri, non intende offrire sponde a controffensive mediatiche di Salvini sul tema immigrazione. Ma i dem, nonostante le resistenze, non vogliono sacrificare la loro bandiera nel nome dell'alleanza con i grillini. Il ministro della famiglia Elena Bonetti, Pd, ricorda che «la misura dello ius culturae o dello ius soli non era nel programma di governo. Quindi è un'azione che deve maturare come input parlamentare. Io, invece, non nel mio ruolo ministeriale, ma nella mia visione politica, ho sostenuto lo ius culturae, l'ho promosso, e quindi nel momento in cui le altre forze di maggioranza dovessero riconoscere il valore ci siamo, in prima linea». In prima linea anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala che avverte: «Sullo ius culturae non si può mollare. Bisogna avere coraggio, che non vuol dire essere incoscienti perché poi i voti si deve contarli, ma su alcune battaglie bisogna andare avanti e dire la verità, urlandola ogni giorno».

Sono tre le proposte di legge sul tema presentate alla Camera a firma di Laura Boldrini, Renata Polverini (autosopesa dal gruppo di Forza Italia) e Matteo Orfini.

Ma è proprio all'interno del governo che si registrano le maggiori frizioni. L'ala dei Cinque stelle che fa riferimento a Di Maio pone molti dubbi su una legge che non fa parte del programma e che - secondo i pentastellati - non rientra tra le priorità della agenda politica. Sarebbe - ragionano alcuni - soltanto un regalo all'alleato di governo e soprattutto all'ex Salvini che potrebbe aggredire la legge dall'opposizione.

Il punto però rischia di minare gli equilibri in casa giallorossa se la corrente più intransigente del Pd dovesse continuare a pressare i Cinque stelle. Al punto che sarebbe già allo studio una exit strategy per Di Maio: lasciare l'ultima parola agli iscritti al Movimento con un referendum sulla piattaforma Rousseau. Aperture arrivano invece dall'ala più a sinistra del M5s che guarda al presidente della Camera Roberto Fico, da sempre favorevole alla legge.

La commissione Affari costituzionali di Montecitorio, dove il presidente grillino Giuseppe Brescia (molto vicino proprio a Fico) ha accolto le nuove proposte di legge e fissato una serie di audizioni, a cominciare da Anci e Unicef. «Alle legittime istanze sapremo dare risposte di buon senso», ha assicurato Brescia.

L'idea è di procedere con prudenza, senza troppo clamore, per non infiammare l'opinione pubblica e scatenare le opposizioni. Oltre a Pd e Leu, non sbarrerebbero la strada alla legge neppure i renziani di Italia viva: «Se ci sono i numeri, facciamo lo ius culturae - chiarisce Matteo Renzi - se non ci sono, prendiamone atto e non trasformiamolo in un tormentone». A eccezione della Polverini, unica voce fuori dal coro, al punto che il suo progetto di legge è stato disconosciuto da Fi («la linea del partito è contro una legge sulla cittadinanza»), tutto il centrodestra è contro. La linea dura è sostenuta dalla Lega e da Fdi che ha già annunciato una raccolta di firme e un referendum abrogativo in caso di approvazione. La battaglia è appena iniziata e, a quanto pare, sarà lunga.