La sinistra «sfratta» Casapound Ma il niet non ferma il raduno

Il sindaco revoca all'ultimo minuto l'autorizzazione alla kermesse del movimento di estrema destra. Molti gli agenti, nessuna tensione

Qualche cranio rasato. E più di un bicipite scoperto è tatuato. Chi cerca emozioni forti si deve accontentare di una pennellata di colore, almeno per oggi. La festa di CasaPound parte come un motore diesel. I poliziotti, fuori, che sbadigliano, i militanti, sotto il contestatissimo palco, si salutano e accolgono secondo il galateo i non numerosissimi visitatori. Calma piatta, bandiere e sorrisi d'ordinanza. Eppure la polemica infuria. Anpi e partigiani si mobilitano, schegge di una sinistra afona da anni, ritrovano improvvisamente la voce.

L'evento non è più autorizzato, il sindaco Giuseppe Pignatiello svolge il compitino fino in fondo: «Ho informato la procura». Insomma, sulla carta si conferma la linea dura, avallata in mattinata, fra sospiri e imbarazzi, dal Comitato per l'ordine e la sicurezza. Ma il braccio di ferro, almeno al momento, è virtuale e si consuma fra dichiarazioni e contro-dichiarazioni, prese di posizione dei politici, interviste dei Tg. La vicenda monta, ma sul prato di Castano Primo tutto procede senza sussulti. L'organizzazione va avanti, il programma non viene stravolto, i dirigenti del movimento ostentano una calma zen: «Sono tranquillo come un lago», spiega al Giornale il presidente del Movimento, Gianluca Iannone, circondato dalle telecamere come una star: si resta, dunque, impigliati in una querelle tutta italiana. Politica, perché i fascisti di CasaPound sono indigeribili per tante anime belle, ma poi condotta sul crinale infido della burocrazia, dei permessi, dei bolli.

Cinque minuti prima dell'inizio, Iannone si scola una birra, si passa una mano sul barbone e commenta serafico: «Questo sindaco è imbarazzante, ha commesso una gaffe e credo che abbia imbarazzato anche il prefetto». La kermesse parte, dunque, in un clima surreale: ci sarà un colpo di scena? Il senatore della Lega nord, Raffaele Volpi, comincia il suo intervento, Maurizio Belpietro, che come Vittorio Feltri si è dato da fare per difendere la libertà di questi ragazzi, si collega telefonicamente e prende di mira l'Europa e i vituperati parametri di Maastricht. Un convegno come un altro. Niente da segnalare: nemmeno un contestatore, nemmeno l'ombra dei centri sociali, solo un cielo imbronciato e gli aerei bassi che scendono verso Malpensa.

Matteo Salvini, intervistato da Affari Italiani , difende il raduno: «Non vedo perché i centri sociali debbano andare in giro a sfasciare le città e non possano manifestare associazioni e movimenti democraticamente riconosciuti». Emanuele Fiano, pezzo grosso del Pd milanese e aspirante sindaco della metropoli ambrosiana, gli risponde per le rime: «Ma il fascismo non è un'ideologia ma un reato». E il presidente dell' Anpi, Roberto Cenati, invoca addirittura «una mobilitazione dello Stato contro i rigurgiti neofascisti».

Ritualità e cavilli. Pignatiello, a capo di una lista civica tendente al Pd, lancia proclami: «Ora faremo tutto quello che si deve fare per allontanare questa presenza dalla tensostruttura». È una dichiarazione di guerra, motivata nel modo più obliquo: quando a febbraio arrivò la richiesta, nessuno spiegò al sindaco che dietro l'associazione «La Focosa» c'erano loro, i neri e cattivi di CasaPound. Scoperto l'inganno, il sindaco crea così un caso nazionale e costringe la prefettura ad emettere un comunicato vaporoso e sfumato: «Il comitato ha preso atto del provvedimento di revoca dell'autorizzazione precedentemente concessa dal sindaco.

Le violazioni del provvedimento» verranno segnalate alla procura. Come conferma lo zelante primo cittadino. Ma la prima giornata scivola via senza incidenti o interventi delle forze dell'ordine; solo alle 18.50, a dibattito già in corso, ecco finalmente la notifica del tanto atteso ripensamento di Pignatiello da parte di un vigile. Tutto qua. Iannone sfodera solo una maglietta nera nera con la scritta: «XIX Rione di Roma». E insiste: «Siamo fascisti, non ci nascondiamo dietro un dito e ci portiamo sulle spalle tutto il Ventennio. Troppo comodo distinguere un prima e un dopo».

Dagli stand, invece, non passa la storia ma la cronaca: gli aiuti alimentari appena inviati in Grecia, l'ambulanza e i defibrillatori spediti in Siria. Dove c'è una guerra vera. E non questa battaglia che assomiglia a una farsa penosa.