Hillary e il miliardario: la sfida è quasi delineata

Il "socialista" Sanders quasi all'angolo. Tra i repubblicani male Cruz e Rubio

New York - Tutto come previsto. Il Super Tuesday consacra Donald Trump e Hillary Clinton dominatori assoluti delle primarie di partito e dipinge uno scenario che vede l'ex first lady sfidare il miliardario newyorkese nella battaglia finale dell'8 novembre per la conquista della Casa Bianca. Il risultato del martedì elettorale durante il quale sono andati al voto 12 Stati americani, dall'Alaska alla Georgia, non porta nessuna sorpresa, o quasi: Trump e la Clinton dominano, conquistando sette stati a testa. Sul fronte democratico, l'ex segretario di Stato si aggiudica Massachusetts (50%), Virginia (64%), Georgia (71%), Alabama (78%), Tennessee (66%), Texas (65%), e Arkansas (66%).

Il suo rivale Bernie Sanders però non molla, vincendo quattro Stati, tra cui il suo Vermont (86%), ma anche Colorado (59%), Minnesota (62%), e Oklahoma (52%). Il senatore socialdemocratico non manca di molto l'obiettivo che si era prefissato alla vigilia di vincere cinque Stati e resta in corsa. «Questa campagna non è solo per eleggere un presidente - insiste - è per cambiare l'America». Sanders, parlando dal Vermont, promette di proseguire la sua battaglia in tutti gli altri Stati che non hanno ancora votato, per ottenere il maggior numero di delegati possibile e condizionare in qualche modo l'agenda politica del partito anche in caso non dovesse vincere la nomination. «Questo Paese appartiene a tutti noi, non solo a chi guarda in una direzione, prega in una direzione o pensa in una direzione», esulta invece un'entusiasta Clinton parlando dal suo quartier generale di Miami. A pochi chilometri di distanza, a Palm Beach, replica l'altro trionfatore della serata, il frontrunner repubblicano Donald Trump: «Quello che ha fatto Hillary è un atto criminale», attacca riferendosi allo scandalo delle e-mail. Il re del mattone incassa un successo netto, confermando che nel Grand Old Party è lui l'uomo da battere, e per l'establishment repubblicano l'incubo di vederlo conquistare la nomination si concretizza sempre di più. Il miliardario porta a casa sette Stati: Alabama (43%), Arkansas (33%), Georgia (39%), Massachusetts (49%), Tennessee (39%), Vermont (33%) e Virginia (35%). L'ultraconservatore Ted Cruz, come previsto, la spunta invece nel suo Texas (44%), in Oklahoma (34%) e in Alaska (36%), ritagliandosi il ruolo di anti-Trump: «Sono l'unico che può batterlo», afferma, sostenendo che il partito deve riunirsi intorno a lui.

Il grande sconfitto è invece Marco Rubio, colui sul quale puntava il Gop per contrastare l'ascesa del vulcanico tycoon. La sua serata finisce quasi a mani vuote, con un solo successo in Minnesota (37%). Ora il giovane senatore della Florida dovrà tentare il tutto per tutto nel suo stato, dove si vota il 15 marzo, ma anche qui i sondaggi non lo danno favorito. «Mi dispiace per Rubio, per lui è stata una serata molto dura. E ha speso anche un sacco di soldi...», ironizza Trump, che negli ultimi giorni è stato spesso al centro di duri attacchi da parte del senatore di origini cubane. Attacchi che a quanto pare non sono serviti per mettere a segno quella disperata rimonta in cui Rubio sperava. In totale, negli Stati del Super Tuesday, per i repubblicani erano in palio 595 delegati, quasi la metà dei 1.237 necessari per la nomination. Trump guida la corsa con 316 delegati, seguito da Cruz con 226 e Rubio con 106. Per i democratici, invece, ce n'erano 865, più di un terzo del «numero magico» di 2.383. La Clinton è in testa con 577, seguita da Sanders con 386. Questo al netto dei superdelegati, che appoggiano l'uno o l'altro candidato indipendentemente dal voto popolare. Soprattutto nel partito dell'Asinello hanno un peso notevole e possono incidere sulla corsa, vista la loro facoltà di cambiare idea fino all'ultimo. Ora gli occhi sono puntati sulla tappa del 15 marzo, dove si vota in quattro Stati con un alto numero di delegati in palio come Florida, Illinois, Ohio e North Carolina.

Commenti

vittoriomazzucato

Gio, 03/03/2016 - 11:34

Sono Luca. Spero che gli Americani non si facciano attirare dal "canto della sirena" Hillary e votino compatti per Trump. GRAZIE.

Vera_Destra

Gio, 03/03/2016 - 12:22

Peccato per Rubio, probabilmente era il nome giusto per sbarrare la strada alla Clinton, ma se non vince in Florida (stato che assegna molti delegati alle primarie) sarà definitivamente fuori dai giochi. Non tifo invece per Trump, che potrebbe essere una mina vagante in politica internazionale, causando una crisi dopo l'altra... a danno anche nostro visto che siamo i primi a pagare in caso di crisi internazionali (vedi alla voce spread, export, pil, ecc.)

filder

Gio, 03/03/2016 - 16:38

La vispa Teresa sarebbe anche ora di togliere il disturbo e mettersi a fare la nonnina dopo gli anni di scandali prodotti da Lei ed il marito che si faceva suonare il flauto.

alox

Gio, 03/03/2016 - 21:16

Meglio tardi che mai: oggi Romney, domani Paul Ryan, dopodomani John McCain etc ma la liberta' va' difesa ad ogni costo contro la minaccia Trump!