"Solo il barbaro Vitige prima dei grillini riuscì ad assetare Roma"

La Città eterna è nata sull'acqua e dall'acqua I Goti la invasero devastando la rete idrica

Di acqua si vive e si muore, da sempre. Roma lo sa da sempre, da quando è nata, con due gemelli che arrivano dal fiume e scelgono un fiume come approdo e segnano un confine, dove sfidarsi: ne resterà solo uno. Roma e il suo tempo sono acquedotti e assedi. Frammenti di questa storia la raccontiamo con il professor Claudio Mocchegiani Carpano, archeologo subacqueo e docente universitario.

Come definire il rapporto che c'è tra l'antica Roma e l'acqua?

«Roma nasce dal e sul Tevere, non solo secondo la mitologia ma anche per le più recenti acquisizioni storiche. È infatti in prossimità del suo corso che sono sorti i primi insediamenti e i romani si dissetavano con la sua acqua, così come, del resto, hanno continuato a fare fino a qualche secolo fa. Nel 1553, ad esempio, Papa Clemente VII andò a Marsiglia e le testimonianze raccontano che portò con sé diverse scorte di acqua di fiume che, all'epoca, veniva ritenuta salubre. Una storia che non stupisce se si pensa che, fino agli anni Cinquanta, la gente ci faceva il bagno».

Quanto dobbiamo aspettare per la costruzione del primo acquedotto?

«Quattrocentoquarantadue anni. Lo racconta lo storico Frontino, soprintendente agli acquedotti romani sotto l'impero di Nerva, nel suo De aquae ductu urbis Romae. Il Tevere non era la sola forma primitiva di approvvigionamento idrico. È documentata anche la presenza di moltissime sorgenti di cui, la maggior parte, ancora oggi distribuiscono acqua. Come la Fonte di Giuturna che si trova al centro del Foro romano, oppure quella del Tempio siriaco Lucus Furrinae al Gianicolo».

Poi la grande rivoluzione

«Proprio così, nel 311 a. C. viene costruito il primo acquedotto, quello dell'Aqua Appia, un prodigio d'ingegneria idraulica realizzato dai censori Caio Plauzio e Appio Claudio per far arrivare a Roma 34.000 mc di acqua al giorno. Siamo negli anni dell'espansione, la città cresce assieme ai suoi abitanti ed alle loro necessità; tra usi termali e domestici a Roma c'è sempre più bisogno d'acqua. Così nel corso del tempo la rete idrica della città verrà ampliata con la costruzione di altri 10 acquedotti. Tra questi, l'Aqua Alsietina nel 2 a.C. alimentava i mulini del Gianicolo e poi la Naumachia di Trastevere con l'acqua del piccolo lago di Martignano. Finché non successe qualcosa».

Cosa?

«Quello che oggi sta capitando al più grande Bracciano: il livello delle acque si abbassò drasticamente. Così intorno al 500 d.C., proprio a causa della riduzione del livello dell'acqua. Attorno al laghetto di Martignano è cresciuta una foresta attualmente sommersa. Destino comune a quasi tutti i laghi italiani».

Quando si iniziò a prendere l'acqua da Bracciano?

«Fu Traiano nel 108 d.C. che avviò il prelievo dalle alture dei Sabatini, lungo l'arco nord-occidentale del lago Bracciano. Largamente riutilizzato sotto Paolo V, che lo ricostruì nel 1608, è per questo che tutti lo conoscono come «Acquedotto Paolo». In realtà nasce, in età traianea, come Aqua Traiana. Quello era uno dei periodi di massimo splendore dell'Impero ed ogni abitante aveva a disposizione ben 1.000 litri di acqua potabile al giorno. Oggi ce ne spettano poco più di 400».

E i guasti c'erano?

«C'erano sì, la tecnica di trasporto dell'acqua non li scongiurava ma, allo stesso tempo, ne garantiva la riparazione. Il sistema di regimentazione di allora era molto differente dall'attuale perché prevedeva un percorso aereo dello «speco» su arcuazioni in muratura o in galleria. Oggi, invece, le condutture sono sotto terra ed è molto più difficile accorgersi del danno ed effettuare la manutenzione. Insomma, come dimostrano le strade spesso allagate, le possibilità d'intervento immediato non sono certo frequenti».

Quindi l'Urbe non visse mai periodi di assenza d'acqua estrema?

«Sì, anche qui torna il collegamento stretto tra i destini della città e l'acqua che, a Roma, inizia a scarseggiare proprio nel periodo peggiore: quello delle invasioni barbariche. Sotto il re ostrogoto Vitige, nel 537 dopo Cristo, vennero addirittura tagliati ed interrotti gli acquedotti per assetare la popolazione».