Sono simboli di sottomissione violenta che favoriscono l'islam intollerante

E in Germania il partito della Merkel ne chiederà il divieto parziale

Angela Merkel e i principali esponenti del suo partito non hanno più dubbi, «burqa» e «niqab» ostacolano l'integrazione, discriminano le donne e non garantiscono la sicurezza. Quindi bisogna limitarne l'uso anche se la Costituzione ne impedisce la messa al bando. La svolta di Berlino, a cui sta per accodarsi Vienna, era stata preceduta nell'aprile 2011 dai divieti ben più rigorosi introdotti da Parigi prima e da Bruxelles poi. Proibizioni più blande sono state introdotte l'anno scorso dall'Olanda e dal Canton Ticino in Svizzera. In Italia i tentativi di vietare a livello nazionale l'uso di burqa e niqab sono stati boicottati da Pd e sinistra. Non paghi delle drammatiche sviste inanellate inneggiando alle Primavere Arabe dei Fratelli Musulmani, ad una rivolta siriana manovrata dai jihadisti e all'accoglienza senza regole dei rifugiati il Pd, la nostra sinistra e, nel caso «burkini», persino il ministro Angelino Alfano si riducono a fare il gioco dell'Islam più intollerante. Eppure, come hanno ben compreso il premier francese Manuel Valls e la Cancelliera tedesca Angela Merkel vi sono almeno 5 ottime ragioni per limitare l'uso di burqa, niqab e burkini.

Il Grand Imam della moschea di Al Azhar fu il primo a proibirli. Nell'ottobre 2009 Mohammad Sayyed Tantawi, Grande Imam della Moschea e dell'Università Al Azhar del Cairo, autentici fari della dottrina e della conoscenza sunnita, lanciò una campagna contro l'uso del niqab. Durante un'udienza l'imam scoprì personalmente il volto di una studentessa iscritta alle scuole superiori di Al Azhar. «Il niqab sentenziò - è un'usanza che non ha nessun legame con la religione». Subito dopo s'impegno a far passare una fatwa per farlo proibire in tutte le scuole e far mettere al bando chi continuava ad usarlo.

Non sono capi d'abbigliamento, ma bandiere dell'Islam radicale. La tradizione del burqa e del niqab diventa regola religiosa grazie ai gruppi sunniti più intransigenti legati alla dottrina wahabita, a quella salafita e al movimento dei Fratelli Musulmani. Le tre dottrine, oltre a considerare impura e inferiore la donna, predicano un'adesione formale all'abbigliamento dei tempi di Maometto e considerano eretiche le successive innovazione. Fratellanza Musulmana, wahabiti e salafiti rappresentano anche l'humus dottrinale di Al Qaida, Stato Islamico e gruppi jihadisti. Chi impone quell'abbigliamento, o l'accetta, aderisce a principi non diversi da quelli perseguiti dai gruppi terroristi ed in assoluta antitesi con i valori europei. Simboleggiano la sottomissione femminile. Niqab, burqa e burkini sono l'esemplificazione di una coltura dell'intolleranza che considera legittimo abusare di una donna non adeguatamente vestita. In questa sotto-cultura la donna non ha possibilità di scelta e si deve coprire perché altrimenti l'uomo può considerarla oggetto di desiderio sessuale. I rischi derivanti da questo modello culturale sono emersi in tutta evidenza a Colonia dove gruppi di immigrati medio orientali e Nord africani hanno ritenuto lecito molestare le passanti tedesche non adeguatamente coperte nella notte di Capodanno.

Rappresentano società islamiche separate dentro l' Europa. Nel 2011 il professor Gilles Kepel, vera autorità in materia d'islamismo, realizzò per conto dell'Istituto Montaigne uno studio sulle «enclavi islamiste» in Francia. Lo studio di oltre 2200 pagine spiegava come i gruppi islamisti radicali tendano a realizzare vere e proprie società separate introducendo gradualmente simboli, modelli d'abbigliamenti e valori in contrasto con quelli dello stato francese trasformando le banlieu in autentiche zone autonome dove vigono le leggi e l'educazione islamica. Burqa e niqab sono perfettamente funzionali alla realizzazione di società non integrate e in conflitto con la nazione che le ospita.

Legittimandoli isoliamo l'Islam moderato. La maggior parte delle donne islamiche rifiuta burqa e niqab senza per questo violare alcun principio religioso. Legittimandone l'uso ne giustifichiamo indirettamente l'imposizione all'interno delle famiglie e delle comunità islamiche. E favoriamo l'egemonia dell'Islam radicale ai danni di quello moderato pronto ad integrarsi nelle nostre società.

Commenti

little hawks

Sab, 20/08/2016 - 10:13

L'orgoglio dei mussulmani per la loro ideologia di conquista e di sottomissione, si esplica anche nell'ostentazione di segnali, di simboli come il velo ed il burka. Nella nostra società, basata sulla costituzione che abbiamo conquistato dopo secoli di tribolazioni, non deve esserci posto per chi non accetta i principi di uguaglianza tra persone di diverso sesso, credo politico e convinzione religiosa. O possono vivere come uguali a noi, oppure se ne devono andare, in pace ma alla svelta, verso paesi per loro più consoni.

mila

Sab, 20/08/2016 - 12:22

Anche il velo non integrale e' un simbolo. Vietiamo anche quello? Sarebbe piu' imnportante cercare di evitare che i musulmani diventino maggioranza.