Sparò al ladro, condanna confermata

Il pg aveva chiesto l'assoluzione. Il macellaio: «Meglio essere delinquenti»

Serenella Bettin

«Mi vergogno di essere italiano. Hanno ragione i ladri, bisogna fare i delinquenti in Italia», queste le prime parole di Walter Onichini ieri, il macellaio di Legnaro, in provincia di Padova che la notte tra il 21 e il 22 luglio 2013 aveva sparato al ladro albanese che gli era piombato in casa assieme ad altri tre complici.

Ieri la sezione penale della Corte d'Appello di Venezia, dopo una Camera di Consiglio durata sette ore, dalle dieci del mattino fino alle cinque di sera, ha confermato la condanna del tribunale di Padova a 4 anni e 11 mesi. Il procuratore generale della Corte d'Appello, Giancarlo Buonocore aveva chiesto l'assoluzione. In primo grado Onichini era stato condannato per tentato omicidio oltre all'interdizione temporanea dai pubblici uffici e al pagamento dell'anticipo del risarcimento al ladro. Un risarcimento chiesto nella cifra di ben 324 mila euro. Quella notte Onichini sparò con il suo fucile a Nelson Ndreaca, 25 anni, già conosciuto alle forze dell'ordine per altri precedenti. Il malvivente piombato all'interno del suo giardino stava cercando di fuggire rubandogli l'auto parcheggiata sotto casa. Onichini poi l'aveva caricato nella macchina e lo aveva portato a un chilometro da casa, lasciandolo lì. All'alba del giorno dopo l'albanese era stato ritrovato ferito da un passante. Il macellaio lo aveva fatto per difendere il figlio e perché credeva che glielo avessero rapito.

«Ho sparato per difendere mio figlio», aveva detto l'imputato in lacrime alla sentenza di condanna di primo grado del 18 dicembre 2017. Ma nonostante la difesa della propria famiglia da un pericolo che avrebbe potuto degenerare, Onichini è stato condannato sia in primo grado e ora anche in appello. In primo grado i giudici oltre alla condanna, avevano stabilito anche una provvisionale, come anticipo di risarcimento di 24 mila e 500 euro, oltre alle spese di patrocinio e alle spese legali per un totale di altri diecimila euro. L'albanese che è pure irreperibile di soldi ne aveva chiesti molti di più: 324 mila euro. In appello il procuratore generale aveva avanzato la richiesta di derubricazione del reato iniziale di tentato omicidio a lesioni colpose, un reato perseguibile a querela di parte che non fu presentata. E già si preannuncia il ricorso. «È stata ritenuta valida una sentenza di primo grado che sia a mio giudizio, che del procuratore generale andava completamente riformata - commenta l'avvocato difensore Ernesto De Toni -. Ora si sono dati novanta giorni per la motivazione, vedremo quale essa sarà. È evidente che valuteremo di ricorrere ancora contro questa decisione». .