"Spero arrivi la verità sul finto suicidio di Raffaello"

Parla la moglie dell'ex capo ultrà Bucci: "Contatto tra le inchieste. E lo striscione nella bara..."

Cuneo - «La mia è una storia infinita e a volte vorrei davvero spegnere l'interruttore e non sentire più nulla, ma non posso farlo. Lo devo a mio figlio Fabio, che ha il diritto di sapere perché suo padre è morto. Anzi perché è stato ucciso: non voglio conoscere i mandanti ma solo darmi una spiegazione per andare avanti nella vita con più serenità. E forse adesso, con questo terremoto sul mondo degli ultrà juventini, la verità è più vicina».

Con queste parole Gabriella Bernardis, commenta l'inchiesta della Digos di Torino, che secondo lei ha alcuni punti in comune, - se non addirittura essere il movente - della morte di quello che allora era il suo ex compagno, Raffaello Bucci, padre di suo figlio. L'uomo nel luglio 2016 era precipitato da un cavalcavia della Torino-Savona, per poi morire alcune ore dopo. Archiviato come suicidio, l'avvocato della donna, Paolo Verra, aveva fatto riaprire il caso e le indagini sono in corso. Perché Gabriella non ha mai creduto che il suo Raffaello - ai vertici dei Drughi prima, poi nelle file della dirigenza bianconera e informatore dei servizi - si sia suicidato. «Non lo avrebbe mai fatto» ha detto, raccogliendo così tanti indizi per avvalorare la sua idea che la procura di Cuneo non solo ha riaperto il caso ma ha anche disposto la riesumazione del corpo per altri accertamenti.

«Ho sempre detto che per fare chiarezza sulla morte di Ciccio era necessario scavare nel mondo della tifoseria organizzata. Forse questa nuova inchiesta, che ha portato all'arresto di 12 capi ultrà, svelerà il mistero sul poco credibile suicidio. Lui stesso mi aveva parlato di una possibile inchiesta sulla vendita dei biglietti e su ciò che accadeva in curva durante la partita. Forse mi metteranno in galera, mi aveva detto più di tre anni fa e del resto prima che tra di loro ci fossero degli screzi, il braccio destro di Dino Mocciola era lui, sostituito ora da Salvatore Cava: non è un caso se sono stati arrestati tutte e due».

E non sembra neppure essere un caso la presenza dell'avvocato della Bernardis alla conferenza stampa in procura per illustrare l'operazione Last Banner. «L'inchiesta sulla morte di Bucci e quella di Torino viaggiano su binari paralleli - ha detto il procuratore di Cuneo Dodero - e hanno anche alcuni punti di contatto, pur essendo due filoni diversi. Le indagini sull'induzione al suicidio proseguono, abbiamo nuovi elementi sui quali lavorare». L'inchiesta torinese si è concentrata anche sugli striscioni degli ultrà, simile a quello ritrovato nella bara di Bucci con la scritta: «Ciccio e Tore, frutta e verdura a tutte le ore».