Stamina, ok del giudice a due trattamenti

Le cure per i piccoli pazienti affidate a medici esterni all'ospedale

«Di fronte all'ordine di un magistrato non possiamo opporci». Così ieri mattina, il direttore degli Spedali di Brescia, Ezio Belleri, ha accolto le famiglie di due bimbi in attesa di fare le infusioni di cellule Stamina. Le staminali si inietteranno oggi senza coinvolgere i medici dell'ospedale che si erano appellati all'obiezione di coscienza per non proseguire i trattamenti «fino a quando il comitato scientifico non farà chiarezza».
Le ultime sentenze - emesse il 5 giugno dal tribunale di Pesaro e il 3 luglio da quello di Trapani - nominano «ausiliari del giudice» Marino Andolina, vicepresidente di Stamina e Giuseppe Morfino, presidente dell'ordine dei medici di Trapani. Sono loro incaricati di formare l'equipe dedita alle staminali. Andolina si occuperà di Federico Mezzina, il bimbo con la malattia di Krabbe a cui aveva già fatto due iniezioni il 7 giugno. Morfino, assieme a due medici e a un'infermiera, si dedicherà al bambino siciliano con distrofia di Duchenne.
Ieri mattina l'accoglienza dei pazienti è avvenuta in un clima disteso. Non si sono visti poliziotti. Federico è stato ricoverato subito in pediatria, l'altro bambino sistemato in albergo.
«Non mi piace questo braccio di ferro fra medicina e diritto - ha detto Giuseppe Morfino - La terapia era stata avallata da un comitato etico oltre che dall'Aifa, non si pratica in una bottega ma in un ospedale. Deve prevalere il buon senso: i genitori dichiarano che non ci sono stati effetti collaterali e parlano di miglioramenti, perché non tenerne conto?». L'Unione medici italiani (Umi) ha raccomandato ai medici di non praticare le infusioni, pena la segnalazione agli ordini professionali. «Non temo minacce - ha aggiunto Morfino - Eseguo un ordine del giudice. Quando non ci sono alternative, il malato ha diritto di scegliere».
Andolina, che il 7 giugno aveva fatto due iniezioni a Federico, oggi interverrà da solo sul piccolo. «Sono tranquillo e certo di avere l'appoggio dei miei colleghi di Brescia, se ci fosse bisogno. Li conosco e so che sono medici umani».
E sempre ieri agli Spedali è stata notificata una nuova ordinanza: il Tribunale di Roma incarica la biologa di Stamina, Erica Molino, di coordinare un'equipe per praticare infusioni su Ludovica colpita da Tay-Sachsl. Una sentenza che di fatto replica quella del Tribunale dell'Aquila a favore di Noemi, la piccina malata di Sma 1 che l'inverno scorso venne ricevuta da papa Francesco.
Così pare esserci una tregua nella guerra delle staminali. Una guerra che si consuma silenziosa. Muoiono bambini che non hanno mai giocato a pallone perché nati malati. Muoiono bambini per effetto delle loro malattie che la medicina non sa ancora fermare. Ma da quando Stamina è stata bloccata muoiono anche quei bambini che hanno provato a stare meglio con le staminali, a causa di queste cellule negate. E chi ha in mano sentenze favorevoli ma disattese dall'ospedale, come i genitori della piccola Sofia, non resta che scrivere a Renzi. «Da padre a padre - grida Guido De Barros - non ci ignori. Se devo guardare mia figlia morire, perché non posso almeno tentare di alleviare le sue sofferenze?».

Commenti

unz

Sab, 06/12/2014 - 23:46

come fa il giudice a capire se la terapia è valida o no? se pubblicazioni ne negano l'efficacia il giudice ha deciso per la liberta di cura? ma se mon serve a niente è giusto che il paziente perda tempo? e che ne vengano sostenuti i costi?