Lo Stato premia tutti tranne i professori

Tra educazione e repressione l'Italia ha, purtroppo, scommesso sulla seconda. Quanto vale l'educazione dei nostri figli? Quanto vale un impegno finalizzato alla formazione di una coscienza civica? Quanto vale la definizione di un'identità, la trasmissione del nostro profilo culturale, dei nostri valori democratici e liberali? Tanto certo. Vale tantissimo. Siamo tutti convinti che si tratti di un valore effettivamente incalcolabile. Ma nei fatti non è così se invece i calcoli, freddi ma precisi, della Ragioneria di Stato certificano che gli stipendi degli insegnanti sono i più bassi nella classifica delle retribuzioni della Pubblica Amministrazione. E che negli ultimi dieci anni i salari dei professori sono addirittura diminuiti, meno 2,87 per cento, mentre quelli dei dipendenti della Presidenza del Consiglio dei ministri, in testa alla classifica degli aumenti, sono lievitati con un più 42 per cento. Ma ancora di più colpisce nel confronto che gli stipendi medi del personale scolastico, ultimi per retribuzione, siano cinque volte più bassi rispetto a quelli dei magistrati che sono invece primi in classifica: 28,440 euro contro 137.294. In questa società dove siamo definiti, purtroppo, più come consumatori che cittadini e dunque ciò che produciamo viene valutato in base a quanto guadagniamo, allora dobbiamo dedurre giocoforza che in Italia chi ha preso le decisioni ha puntato più sulla repressione che sull'educazione, sulla punizione più che sulla formazione. Se la valutiamo attraverso la lente economica, ovvero gli stipendi dei docenti ai quali viene affidato questo preziosissimo compito, allora dobbiamo ammettere a malincuore che in Italia l'educazione dei nostri figli vale poco, pochissimo mentre il nostro sistema premia altre cose in termini di stipendio con tutto ciò che ne consegue ad esempio anche rispetto alla considerazione da parte della collettività. Le retribuzioni premiano la magistratura ovvero il potere giudiziario finalizzato al rispetto delle leggi ed alla repressione dei reati. Nulla si toglie al riconoscimento della funzione indispensabile svolta dalla magistratura nella consapevolezza dei rischi che corre chi svolge questa funzione. Ma il quadro che emerge è quello di una società che punta a reprimere i reati e dunque arriva dopo mentre dovrebbe agire prima, puntando a formare cittadini consapevoli delle regole della convivenza civile, che difficilmente violeranno le leggi. Liberi di rispettare anche la libertà altrui. Chi ha avuto il potere negli ultimi vent'anni ha molto pontificato sul ruolo cruciale dell'istruzione pubblica e delle istituzioni scolastiche ma nessuno si è mai davvero preoccupato di investire nella scuola che equivale ad investire sul futuro.

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Lun, 19/08/2019 - 10:32

Mala tempora currunt. Una fregatura c'é pronta per tutti, eccezion fatta per i politici, sotto tutte le bandiere. La "truppa politica" più numerosa del mondo, due "Camere" parallele, 945 parlamentari super pagati, poco lavoro ed assenze ignorate più che tollerate. Al vertice possiamo collocare il grillino Conte.

Popi46

Lun, 19/08/2019 - 13:58

Certo,dato che i professori, quando sanno fare il proprio lavoro (che non è solo un lavoro, ma ha un “quid” in più, come il medico e il prete), possono riuscire a crescere ragazzi in grado di ragionare con la propria testa, non tanti semiautomi forsennatamente attaccati a qualche social telefoninico, facilmente influenzabili dagli imbonitori di turno. Ma mi sa tanto che quella di cui sopra sia una specie in estinzione