La strana scalata di Raffaele Marra alla pubblica amministrazione

"Vi racconto come arrivò in Regione l'ex capo del personale della giunta Raggi. Era il 2011 e lui non aveva i requisiti"

“Lo scandalo Marra è nato perché è stato nominato dirigente suo fratello. Ma tra noi non ci siamo meravigliati, in Regione i requisiti ballerini sono cronaca ordinaria…”. Roberta Bernardeschi è la segretaria del DIRER Lazio, il sindacato che raccoglie i dirigenti delle Regioni e degli enti similari. Il disincanto romano può forse dire molto sul piano inclinato imboccato da ampi settori dell’amministrazione pubblica. Una vita in Regione Lazio, dal 1972 al 2010, oggi da pensionata la Bernardeschi si occupa delle problematiche della P.A. a tempo pieno. Marra fu direttore del personale della Regione Lazio, allora governata dalla giunta di destra guidata da Renata Polverini, dal 2011 al 2013.

In che senso nei corridoi della Regione Lazio questa è cronaca ordinaria?
“Da quando nel 2001 hanno abolito i controlli commissariali del governo sull’attività delle Regioni, è aumentato il ricorso a personale esterno. E la forzatura delle procedure è diventata norma. A partire dai requisiti del candidato a un posto dirigenziale”.

In che senso forzature?
“La procedura standard prevede che un bando debba indicare il numero di posti messi a concorso, l’attività da svolgere, i requisiti uguali per tutti, l’assenza di condanne penali e, dove possibile, il ricorso a personale interno all’ente”.

E invece?
“Intanto si stabilisce che il personale interno non ha i requisiti sufficienti per accedere a quel posto. Poi i requisiti sono ballerini, e consentono in pratica vestiti su misura. Si chiama l’amico di corrente, il conoscente, il compagno di cordata”.

E voi non avete denunciato questi casi?
“Altrochè! Ma nel frattempo che si completi un iter giuridico amministrativo, il Tar, il Consiglio di Stato e quant’altro, la legislatura è finita e si fa un altro giro!”.

Tornando a Marra, com’erano i suoi requisiti?
“Nella media. C’erano candidati con requisiti oggettivamente migliori dei suoi. Ma la valutazione comparativa dei curriculum è scomparsa, non esiste più. Marra certamente non aveva 5 anni di esperienza precedente di direzione del personale, ad esempio. Un requisito indispensabile per ricoprire un incarico apicale come quello di direttore del personale”.

Marra come si comportò da capo del personale in Regione Lazio?
“Intanto guardava i fascicoli personali dei dipendenti. Addirittura arrivò a far licenziare una dirigente sostenendo che non aveva i requisiti in regola”.

E perché?
“Perché si era permessa di fare domanda per un posto di area sanitaria in cui era ospite non invitata…”.

Raffaele Marra arriva in Regione Lazio nel luglio 2011. Ha 39 anni. Proviene dallo staff del ministro dell’agricoltura Gianni Alemanno, al quale è stato presentato da monsignor Giovanni D’Ercole, allora vescovo ausiliario dell’Aquila. È stato ufficiale della Guardia di Finanza e poi, dallo staff di Alemanno, finisce a fare il dirigente all’UNIRE, l’Unione nazionale incremento razze equine. Ma darsi all’ippica in tempi d’ippica morente non dev’essere sembrato un grande affare.

Allora Raffaele Marra segue Alemanno (eletto sindaco nell’aprile 2008) al Comune di Roma, diventando capo dipartimento del patrimonio e della casa. Passano due anni e nel 2010 ritroviamo il nostro accanto al direttore generale della Rai Mauro Masi. Altra ruota, altro giro, dopo qualche mese Marra arriva in Regione Lazio, dove il 16 aprile 2010 Renata Polverini dopo aver vinto le elezioni ha insediato una giunta di centrodestra.

Al momento di nominare il capo della direzione Organizzazione Personale, Demanio e Patrimonio la giunta Polverini punta decisamente su Marra per quel posto. Solo che l’ex ufficiale non fa parte dell’organigramma, quindi sarebbe un esterno. Allora la Polverini nomina una commissione di tre esperti esterni per valutare le domande e i curriculum presentati per quel posto come per le altre 20 direzioni regionali (deliberazione n.268 dell’11 maggio 2010). Si legge nel documento di invito formale a fornire deduzioni redatto dalla Procura Generale del Lazio presso la Corte dei Conti (istruttoria 2011/01340 del 18 marzo 2016) che questa commissione confermava “il non possesso da parte del concorrente delle specifiche capacità relative alle competenze proprie della struttura da assegnare”.

Cioè Raffaele Marra non aveva i requisiti per essere nominato capo del personale della Regione Lazio. E a dirlo è stata una commissione di esperti appositamente nominati dalla stessa governatrice Renata Polverini. Commissione formata da presidente, segretario e altri due componenti e pagata 40mila euro (determinazione di giunta del 29 marzo 2011). Dopodiché la giunta è andata contro il parere di questa commissione e ha nominato Raffaele Marra direttore regionale per quanto concerne l’organizzazione del personale, il demanio e il patrimonio (deliberazione n. 308 del 24 giugno 2011).

Dunque il nostro entra finalmente nel suo ufficio da dirigente nel luglio 2011 e ne esce nell’aprile 2013. Nel frattempo è costato 307.510,45 euro che è l’ammontare del danno erariale di cui la Polverini è chiamata a rispondere dalla Corte dei Conti (oltre a 16.586,88 euro di spese legali).

E Marra? Nel febbraio 2013 ci sono state le elezioni politiche che hanno sancito il trionfo del Movimento 5 Stelle. Siccome le vie della politica italiana sono più infinite di quelle del Signore, l’ex Fiamma Gialla annusa il vento che tira ed entra nel giro dei pentastellati capitolini, in cui confluisce un mondo legato alla destra romana. Ma questa, come scriverebbe Kipling, è un’altra storia…

Commenti

adal46

Dom, 29/01/2017 - 00:34

è l'arte di capire da che parte soffia il vento....

cianciano

Dom, 29/01/2017 - 09:31

Però, qua se non sbaglio, ci sono nomi e cognomi per chiedere un risarcimento per danni alla collettività, oltre alla polverini c'è alemanno, la raggi e quanti altri, hanno falsificato carteggio e tragitti per questa larva di personaggio meschino .....

Giulio42

Dom, 29/01/2017 - 09:31

Come direbbe Renzi, questo è il bel paese che l'Europa ci invidia. Se non diamo il giro a questa classe politica non ne usciamo più.