Via alla stretta sulla protezione umanitaria

Chi l'ha ottenuta potrebbe non avere più diritto a restare sul suolo italiano

Roma - Da adesso in poi che il cittadino straniero sia un migrante economico, un richiedente asilo, rifugiato o tutelato da protezione internazionale e, non ultimo, immigrato con protezione sussidiaria farà la differenza. È platealmente errato infatti omologare gli stranieri richiedenti asilo ai rifugiati e i titolari di protezione internazionale a quelli con protezione umanitaria. Per questi ultimi infatti non è solo una questione di lessico ma di diritti acquisiti e universalmente riconosciuti che non possono vantare. Eppure nell'ultimo anno il 25% del totale dei richiedenti asilo ha ottenuto la protezione umanitaria. Passando ai numeri: su 81.527 domande esaminate, ne hanno usufruito e ne usufruiranno in 20.166 per almeno un altro anno. Ma le maglie delle prodighe concessioni si potrebbero presto ristringere. Infatti proprio in questi ultimi giorni, direttamente dai territori arriva la prima richiesta al governo Lega-Cinquestelle per abolire la protezione umanitaria.

L'idea di riconoscere esclusivamente l'asilo e la protezione internazionale a profughi e rifugiati era già presente nel programma del centrodestra ed era stata portata avanti a gran voce dallo stesso leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Sarà la conferenza Stato Regioni nelle prossime settimane che dovrà cominciare a dipanare la matassa di quelle che potrebbero diventare presto le nuove regole. A portare all'attenzione del ministro dell'Interno Matteo Salvini lo stralcio della legge sul permesso di soggiorno per motivi umanitari è il Friuli Venezia Giulia. La proposta è stata avanzata nell'ultimo consesso interregionale dall'assessore friulano alla Sicurezza Pierpaolo Roberti. L'accelerazione sarebbe frutto dell'elevata presenza di afghani e pakistani nella regione ai quali, dopo essere stati respinti da Germania e Austria, è stato concesso il permesso di soggiorno umanitario. Alla stessa stregua il delegato leghista ha confermato anche la piena disponibilità di ospitare un nuovo centro di permanenza e rimpatrio (Cpr) che il titolare del Viminale vorrebbe allestire in ciascuna regione della penisola. Tant'è che Salvini ha già cominciato, due giorni fa, con l'avvio dei lavori per la riattivazione dell'ex Cie di Modena, destinato a diventare il nuovo hub per i rimpatri degli immigrati irregolari.

I titolari di protezione umanitaria potrebbero far parte di questa schiera e non avere più diritto a rimanere sul suolo italiano. Se ciò accadesse sarebbero stralciati di fatto quegli articoli della legge Turco-Napolitano datata 1998, che hanno consentito fino a oggi alle questure di rilasciare un permesso di soggiorno per motivi umanitari tutte le volte in cui le commissioni territoriali non ravvisavano gli estremi per la protezione internazionale.

Da allora a oggi la situazione è tutt'altro che cambiata malgrado il numero di stranieri presenti nel nostro Paese in netta ascesa: i permessi di soggiorno per motivi umanitari sono cresciuti quasi in modo esponenziale come confermano gli ultimi dati del Viminale. Ai 1.446 rilasciati a dicembre 2017 (25% delle domande esaminate), hanno fatto seguito gli altri 1.825 di gennaio e i 1.821 di febbraio, con una percentuale aumentata fino al 28% del totale. Tutto ciò a fronte di una media tra il 60 e il 62% di domande respinte e di una quota di domande d'asilo accolte attorno il 6 e il 7%. E sono queste ultime le percentuali che negli anni si mantengono costanti in materia di protezione internazionale per profughi e rifugiati.