Suicida nel Canal Grande Insultato mentre annega

Profugo gambiano 22enne si getta da un ponte La gente riprende la scena, ma nessuno lo aiuta

Nino Materi

C'è un giovane di colore che annaspa nel Canal Grande. A pochi metri, fermo, un vaporetto con decine di persone. Il ragazzo in acqua si agita. Forse non sa nuotare. O forse sa farlo, ma ha deciso di lasciarsi andare giù. Dal battello, dopo interminabili secondi, qualcuno si decide a lanciare un salvagente. La ciambella rossa è a pochi centimetri dal giovane. Ma lui sembra ignorala. Il ragazzo non si aggrappa a quell'unica boa di salvezza e, dopo qualche secondo, sparisce inghiottito dall'acqua.

Tutta la tragedia dura meno di un minuto e avviene sotto l'occhio di decine di telefonini che riprendono la scena. In molti si impegnano strenuamente per realizzare un «film» il più nitido possibile, nessuno invece si tuffa nel canale per aiutare il giovane.

Come diceva qualcuno: il coraggio se non ce l'hai, non puoi dartelo. E ieri, tra centinaia di spettatori, di coraggiosi non ce n'era neppure mezzo. In compenso più di qualcuno ha pensato di regalare alla drammaticità di quelle riprese terribili un audio altrettanto orribile.

Nel video pubblicato ieri sul Corriere.it e poi rilanciato sui siti di mezzo mondo si sentono infatti distintamente commenti che - se mai fosse possibile - angosciano ancor più della morte del giovane di colore.

Il ragazzo viene chiamato in rapida sequenza: «Africa», «negro», «pezzo di merda», «scemo» e il video si chiude con un raccapricciante «vai, vai, lasciamolo morire». Il tono di chi pronuncia queste parole è una via di mezzo tra il sorpreso e il «divertito».

Ma chi è il giovane annegato nel Canal Grande? Si chiamava Pateh Sabally, aveva 22 anni, e pare avesse deciso di farla finita per un permesso di soggiorno negato. Veniva dal Gambia. Durante il viaggio verso l'Italia era scampato alle acque tumultuose su una carretta del mare. È morto a Venezia nelle acque placide del canale più famoso del mondo. Pochi minuti prima aveva poggiato il suo zainetto sul ponte a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Non un biglietto, non una parola. Solo un tuffo verso il nulla. Sotto gli occhi di una folla che guarda senza vedere.

La magistratura ha aperto un'inchiesta. Inutile, come il rimorso (si spera) di chi ha commentato con sprezzo l'agonia di Pateh. Inutile, come l'immancabile «dibattito» che si è acceso sui social dopo la diffusione del video-choc. Inutile, come commenti del tipo: «L'acqua era fredda, tuffarsi per aiutare quel giovane avrebbe solo provocato una vittima in più», oppure «Impossibile tentare di soccorrere chi ha deciso di morire».

Sempre sul Corriere.it ieri pomeriggio è apparso un video in cui un cane salva, con un bastone stretto tra i denti, un altro cane che stava annegando in un torrente.

La prova che gli animali sono migliori di noi.

Commenti

seccatissimo

Mer, 01/02/2017 - 04:59

x Nino Materi. Ma scusa, sto tizio aveva deciso di morire. Erano fatti suoi. Per quale motivo qualcuno avrebbe dovuta darsi da fare per tirarlo fuori dall'acqua? Se fosse caduto accidentalmente nel canale le cose sarebbero certamente andate in modo diverso e la gente che lo vedeva in difficoltà avrebbe reagito, cercato di recuperarlo e di salvarlo.