Tassa sull'auto già nel caos: prima lo stop, poi lo scontro

Salvini: via l'imposta. Di Maio lo smentisce: è soltanto un disincentivo. E il Movimento insiste: «È nel contratto»

L'unico dato certo sulla cosiddetta «eco-tassa» (la penalizzazione fino a 3mila euro per i modelli inquinanti) è che, durante il veloce ritorno della manovra in commissione Bilancio, le stime di gettito sono state riviste al rialzo. Dai 300 milioni per ciascuno degli anni del triennio 2019-2021 si è passati a 323,82 milioni nel 2020 e 313,5 milioni nel 2021.

Ecco perché, prima di entrare nel merito del dibattito tra i due alleati di governo, è necessario approfondire quali potrebbero essere le potenziali ricadute per filiera automotive e automobilisti. Innanzitutto, secondo una stima di Mediobanca Securities, «la maggior parte dei modelli Fca venduti in Italia sarebbe impattata da questa norma con un aumento dei prezzi che può variare in media tra il 2 e il 6%». Considerato che il piatto forte del gruppo automobilistico in Italia sono soprattutto le utilitarie (la Panda è ancora prodotta a Pomigliano nel collegio di Di Maio, tra l'altro), non si tratta di un buon viatico per il mantenimento dei livelli occupazionali. Il presidente del Centro studi Promotor, Gian Primo Quagliano, prevede un calo aggiuntivo nel 2019 di almeno 100mila immatricolazioni. Molto pessimista l'Ufficio studi della Cgia di Mestre. «Incentivando l'elettrico a scapito delle auto alimentate a benzina o diesel, molti meccanici auto, ad esempio, rischierebbero di veder crollare il proprio fatturato, visto che le auto elettriche presentano pochissime parti mobili», ha dichiarato il responsabile delle analisi, Paolo Zabeo, aggiungendo che «nel giro di un paio di anni sarebbero almeno 50mila addetti tra elettrauto e meccanici che sarebbero costretti a trovarsi un altro lavoro». Infine un dettaglio: l'emendamento, così com'è stato scritto, sarebbe applicabile anche alle auto già immatricolate.

Da quest'ultimo particolare bisogna partire per cercare di capire qualcosa dalle dichiarazioni che ieri si sono rincorse per tutto il giorno. «Non esiste nessuna nuova tassa per auto già in circolazione: chi ha un Euro3 o qualsiasi altra macchina non pagherà un centesimo in più», ha assicurato il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, dopo che il suo alter ego Matteo Salvini aveva affermato di essere «contrario a qualsiasi nuova tassa». Come ricorda la Cgia, sul comparto auto gravano ben 70 miliardi di imposte.

Il problema è che Di Maio, pur facendo una mezza retromarcia, è stato equivoco. Ieri mattina ha dichiarato che avrebbe convocato i produttori, i sindacati e i consumatori per discutere della proposta. Nel pomeriggio, al termine del vertice di Palazzo Chigi sulla manovra, ha invece evidenziato che «non vogliamo assolutamente mettere delle tasse alle auto, vogliamo dare bonus a chi acquista auto che non inquinano». Il viceministro dell'Economia, Laura Castelli, ha però ribadito che l'eco-tassa «sta nel contratto di governo», mentre il sottosegretario Carlo Sibilia ha ricordato che l'emendamento è stato condiviso con la Lega. Logico pensare che si voglia modificarlo più che cancellarlo.