Tasse al 7% per chi dall'estero va al Sud

Incentivo per chi è a riposo fuori Italia da 5 anni e sceglie di tornare

Era stata annunciata in campagna elettorale come ricetta per ripopolare i borghi abbandonati del Sud Italia e nel contempo per trasformare il Meridione nel nuovo Portogallo. Ovvero, meta di pensionati che cercano un riparo dalle tasse per i propri assegni. Ieri è arrivata sotto forma di emendamento leghista alla manovra, a firma del senatore Alberto Bagnai, che ha depositato la proposta in commissione Bilancio. Prevede una flat tax, questa sì, al 7 per cento per i pensionati residenti all'estero da almeno 5 anni che scelgano il Sud come destinazione stabile. L'imposta forfettaria sarebbe applicata per cinque anni e verrebbe riservata a coloro che decidano di trasferire la loro residenza nei comuni con meno di 20mila abitanti in Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Puglia. Una misura contro lo spopolamento che ha visto il Mezzogiorno perdere 800mila persone in 16 anni, secondo un rapporto Svimez. La Lega spera così di far rientrare in Meridione sia i pensionati andati all'estero da più di cinque anni per beneficiare dei trattamenti di favore - magari in Portogallo, Canarie, Tunisia, Cipro, Malta - sia di attrarre quelli stranieri. Il modello è Lisbona, per esempio, che è la più gettonata, perché permette a tutti coloro che diventano «residente non abituale» di non pagare alcuna tassa sul reddito per dieci anni. Basta risiedere nel Paese 183 giorni l'anno. «Ci sono migliaia di pensionati italiani che vanno in Spagna e Portogallo per non pagare la tassa sulle pensioni - aveva detto pochi mesi fa lo stesso Matteo Salvini - Io penso che alcune zone del Sud che siano molto più belle, accoglienti e ospitali, quindi una zona di esenzione fiscale per i pensionati italiani e stranieri può attrarre nuovamente degli investimenti». Solo gli italiani espatriati con la pensione maturata in Italia ma incassata al lordo all'estero sarebbero circa 60mila.

Intanto il governo procede con il taglio alle pensioni d'oro sopra i 90mila euro (circa 4.500 euro al mese) con cinque scaglioni: la stretta sarà del 10% per gli assegni da 90mila a 130mila euro lordi, salirà al 20% dai 130mila fino ai 200mila euro, al 25% tra 200mila e 350mila euro, al 30% da 350mila a 500mila euro e al 40% oltre questa soglia. Lo prevede l'emendamento alla legge di bilancio a prima firma del capogruppo M5s, Stefano Patuanelli, depositato in commissione Bilancio del Senato. La norma riguarderà anche gli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, che nell'ambito della loro autonomia si adegueranno alle disposizioni. Istituito presso l'Inps un fondo ad hoc «per garantire l'adeguatezza delle prestazioni pensionistiche in favore di particolari categorie di soggetti». Sono escluse dalla stretta i trattamenti interamente liquidati con il sistema contributivo e le pensioni di invalidità, gli assegni ai superstiti e alle vittime di azioni terroristiche. La decurtazione delle pensioni avrà una durata di cinque anni.

Commenti
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venividi

Sab, 15/12/2018 - 11:36

Perché non offrire gli stessi vantaggi anche agli stranieri in pensione?

rokko

Dom, 16/12/2018 - 08:48

Ma invece di mandare al sud pensionati che non lavorano e non producono, non sarebbe meglio tassare al 7% le aziende con sede all'estero che decidono di aprire lì un'attività produttiva? E poi, perché solo al sud? Qual è la logica di tutto ciò?