Telecom Sparkle, Scaglia ancora assolto

Confermato anche in appello il proscioglimento dell'ad di Fastweb e di Mazzitelli

Roma - La seconda assoluzione, dopo aver trascorso per gli stessi fatti mai provati tre mesi in carcere e nove ai domiciliari, autorizza lo sfogo di Silvio Scaglia: «Contro di me accuse folli». Il fondatore di Fastweb commenta così, a caldo, la sentenza che lo libera dall'incubo di essere membro di un'associazione a delinquere transnazionale.

Perché dopo essere stato già assolto in primo grado, nell'ottobre del 2013, nel processo su un maxi riciclaggio maturato attraverso false fatturazioni di servizi telefonici e telematici inesistenti, la Procura generale di Roma ci aveva riprovato ad inchiodarlo alle sue presunte responsabilità, sollecitando in appello sette anni di carcere per lui e per Stefano Mazzitelli, già ad di Telecom Italia Sparkle, anche lui uscito indenne dal primo processo. Ma anche questa volta i giudici hanno ritenuto infondate le accuse per entrambi, confermando assoluzioni per altri manager e ridimensionando gran parte delle pene, anche quella dell'uomo d'affari Gennaro Mokbel (10 anni e mezzo rispetto ai 15 decisi in primo grado) e di sua moglie Giorgia Ricci, condannata a 4 anni. «Sono sempre stato convinto che la prima assoluzione sarebbe stata confermata a riprova della mia fiducia nella giustizia», dice Scaglia, che nel 2010, appena saputo del mandato di cattura nei suoi confronti, era subito tornato con un jet privato dalle Antille, dove si trovava per affari, pur sapendo che sarebbe stato portato direttamente dall'aeroporto a Rebibbia. Pensava che sarebbe stata una questione di pochi giorni, poi la sua posizione si sarebbe chiarita. Invece in carcere c'è rimasto cento giorni. Da innocente.

La vicenda giudiziaria che si è conclusa ieri con 7 assoluzioni, 2 proscioglimenti e 15 condanne, di cui 12 ridotte per la prescrizione di alcuni reati di natura fiscale, fece molto scalpore quando nel febbraio del 2010 scattarono le manette per 56 persone nell'ambito di un'indagine che puntava a fare luce su due operazioni commerciali che, attraverso false fatturazioni, avevano portato ad un'evasione dell'Iva per quasi 400 milioni di euro trasferiti poi all'estero, su conti correnti di società off-shore, dove l'organizzazione - che faceva capo a Mokbel e a Carlo Focarelli, l'amministratore della I-Globe considerato dai pm il capo del riciclaggio e condannato a 9 anni (2 in meno rispetto al primo processo) - poteva contare su una rete societaria appositamente costituita da professionisti e studi legali locali.

Tra le assoluzioni confermate, anche quelle di Antonio Catanzariti, Massimo Comito, Roberto Contin, Mario Rossetti e Manlio Denaro. Pene ridotte invece, oltre che per Focarelli e Giorgia Ricci, anche per Aurelio Gionta, Giuseppe Cherubini, Antonio Ricci, Massimo Micucci, Luca Berriola, Paolo Colosimo, Riccardo Scoponi e Luca Breccolotti. Confermate invece le pene per Bruno Zito, Giovanni Gabriele e Luigi Marotta.