"Il telefonino è una droga". Ora è allarme fra i ragazzini

Il Papa: "Non siate dipendenti". E una dodicenne si butta dalla finestra perché le tolgono il cellulare

Non è una fuga dalla modernità, ma dalla schiavitù contemporanea. Papa Francesco parla ai ragazzi del liceo classico Visconti: «Liberatevi dalla dipendenza del telefonino, per favore». Un appello accorato che arriva mentre le agenzie battono una notizia sconvolgente: una ragazza francese, in gita a Venezia, si è buttata dalla finestra dell'albergo dopo che il professore le aveva ritirato il cellulare. Per fortuna la giovane, 12 anni, non è in pericolo di vita, ma probabilmente se la caverà solo perché la sua stanza era al primo piano e così la caduta, dopo il diverbio con il docente, si è conclusa con alcune fratture ed escoriazioni, come svelato dalla Nuova Venezia.

Certo, ogni caso fa storia a sé e non si può generalizzare. La fanciulla viene descritta come emotivamente instabile e le due compagne che erano con lei raccontano un canovaccio di una banalità sconcertante: prima la litigata con l'insegnante che aveva requisito tutti gli apparecchi della classe per il troppo rumore, poi il rapidissimo epilogo. Giù dalla finestra del bagno.

Qualcosa non quadra nelle ultime generazioni che mischiano nuove tecnologie e vecchie fragilità, antiche come l'uomo. Bergoglio mette in guardia senza demonizzare: «Voi avete sentito parlare del dramma delle dipendenze, della dipendenza dalla droga, ma la dipendenza dal telefonino è molto sottile». Tanto da stravolgere gli equilibri di molti adolescenti, incapaci di rapportarsi in modo sano con questo strumento invasivo e seducente. Non si tratta di volgere lo sguardo all'indietro, rimpiangendo il tempo in cui non c'erano il pin e gli sms, ma si deve pur affrontare questa piaga del nostro tempo. «Il telefonino - precisa il vescovo di Roma - è un grande progresso, un grande aiuto. Va usato ed è bello che tutti lo usino, ma quando tu diventi schiavo del telefonino tu perdi la tua libertà. È bello comunicare - insiste Bergoglio - ma c'è il pericolo che questa droga, perché il telefonino è droga, riduca la comunicazione in semplici contatti. E la vita - questa la conclusione - è comunicazione, non semplici contatti».

È una battaglia che va avanti da sempre: l'uomo rischia di essere soggiogato dai beni inventati per facilitare il suo passaggio su questa terra. Ma ora il problema si fa più acuto: i più giovani, meno strutturati, sono esposti quasi senza protezioni alle «radiazioni» del progresso. Ci vuole uno scudo, una qualche difesa, per evitare una resa senza condizioni all'idolo di turno.

In Francia solo pochi mesi fa un adolescente undicenne si è ucciso perché l'insegnante l'aveva rimproverato: troppo cellulare. E in Calabria, nel 2015, una ragazza aveva addirittura ucciso la madre dopo un alterco per la stessa ragione. Saranno pure casi limite, ma denotano un malessere molto diffuso, l'incapacità di educarsi ad un uso controllato e responsabile del cellulare. Gli esperti sottolineano una pericolosa equivalenza: «Sottrarre il telefonino - nota Giuseppe Lavenia, psicologo e presidente dell'associazione nazionale Dipendenze tecnologiche - vuol dire togliere a quella persona un pezzo della sua identità». Insomma, non ci si disintossica in un giorno. E anche l'astinenza, se mal gestita e non accompagnata, può giocare brutti scherzi.