La Terra che soffre è nei fatti, non nei numeri

Negare i danni dei cambiamenti climatici è negare l'evidenza

Parafrasando quanto ha scritto il grande fisico Carlo Rovelli nel 2015 in occasione della Conferenza di Parigi sul clima, come giudicheremmo una persona che sapendo di un incendio in cantina, invece di cercare un estintore, chiamare il 115, mettersi in salvo, dicesse «ma non è del tutto certo che l'incendio si propaghi, quindi continuiamo tranquillamente a fare colazione»? Non riteniamo ragionevole affermare che un pericolo non è grave perché non è matematicamente certo che si realizzi: anzi, rispetto al cambiamento climatico in atto un tale comportamento sarebbe da irresponsabili.

I profondi danni che abbiamo provocato al nostro Pianeta possono mettere a rischio l'umanità intera, che da 1,6 miliardi di abitanti del 1900 è passata agli attuali 7,5 e raggiungerà i 9,8 miliardi nel 2050, richiedendo sempre più energia, cibo, risorse e materie prime a una Terra sempre più «limitata». Aria inquinata, acqua e cibo contaminati pregiudicano la salute degli ecosistemi e dell'uomo con costi ecologici, sociali e sanitari enormi. «Inquinare» non è solo rilasciare sostanze tossiche, significa anche causare impatti che alterano l'ambiente, distruggono gli habitat, cambiano le dinamiche naturali che hanno consentito il raggiungimento della civiltà umana, e modificano il clima globale.

I dati raccolti nei ghiacciai antartici e artici, lo studio dei climi del passato, le serie storiche raccolte dicono che la temperatura sta crescendo a tassi senza precedenti nella storia della presenza umana sul Pianeta. Negli ultimi decenni gli effetti di questi cambiamenti hanno subito una forte accelerazione. Il problema non è solo se la temperatura del Pianeta aumenterà di 1,5 o 2° C nei prossimi 30 anni, ma quali saranno le conseguenze che questi cambiamenti avranno sugli ecosistemi, sulla biodiversità, sul benessere e lo sviluppo umano a fronte di una popolazione che non è mai stata così numerosa. Combattere l'emissione dei gas serra è indispensabile e far credere che i cambiamenti climatici non siano un problema con pesantissimi costi sociali ed economici è un grave errore. Che i cambiamenti climatici siano un dato di fatto non lo dicono solo gli scienziati e tutte le dichiarazioni ufficiali delle Accademie scientifiche mondiali nonché delle grandi società scientifiche internazionali. I ghiacci si fondono e le specie presenti in ambienti freddi soffrono, i mari si scaldano, i coralli si sbiancano e muoiono, i pesci migrano a nord alla ricerca di refrigerio. I deserti si estendono e l'area mediterranea diventa sempre più calda e arida. Non si tratta quindi di credere o meno a dei modelli matematici, i dati sono incontrovertibili e la discussione è passata dal «negare l'evidenza» di questi cambiamenti a «negare l'utilità» di investire per combatterli. Ma pensare che la lotta ai cambiamenti climatici sia un inutile spreco di soldi è un errore imperdonabile.

Combattere i cambiamenti climatici, favorendo la resilienza della nostra società e degli ecosistemi, rappresenta una grande occasione per impostare una nuova economia circolare, nuovi modelli di impresa e nuove professioni. Il recupero degli habitat, il loro restauro, la mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici, la riduzione delle emissioni dei gas climalteranti, non sono solo occasioni per nuovi lavori ma anche nuove opportunità per essere più competitivi in maniera virtuosa per tutti.

*Presidente del Comitato Scientifico del WWF Italia