Terre solo ai figli maschi, Cortina resta al Medioevo Donne in rivolta col burqa

I "regolieri", ovvero gli abitanti originari del paese, votano contro i pari diritti su proprietà ed eredità

Tra gli hotel a cinque stelle che rassettano le suite con vista sulle Tofane dopo il week end pasquale e le raffinate boutique che si affacciano sulla «vasca» più famosa d'Italia, nell'aria primaverile che avvolge Cortina, due donne con un simil-burqa se ne stanno davanti a un edificio nel cuore del centro storico. Quella è la casa delle Regole e loro non sono certo turiste musulmane. Ma ampezzane doc che spiegano di indossare il finto velo per provocazione: «Ecco come ci vogliono gli uomini qui». «In cucina, a preparare i casunziei!», scherza qualcuno. E mica tanto. Benvenuti nella perla delle Dolomiti che da ieri è ripiombata nel «Medioevo». Anzi, a dire il vero non ci è mai uscita. L'assemblea dei regolieri - gli abitanti originari di Cortina a cui spetta la gestione collettiva delle cosiddette regole, le terre da pascolo e forestali delle antiche famiglie ampezzane - chiamata a modificare il diritto che da mille anni stabilisce che la gestione delle proprietà sia appannaggio solo dei figli maschi, ha detto niet. Serviva una maggioranza di due terzi, ma su 650 voti, i favorevoli sono stati 416, meno dei 434 necessari per fare il «grande passo» nella parità di diritti ed estendere la stessa facoltà alle donne. A inceppare l'emancipazione della società montana da rigidità patriarcali che resistono sotto il progresso dell'industria invernale e le copertine patinate dei vip in vacanza, sono bastati 18 voti contrari. Poco importa che quella norma che esclude il gentil sesso sia del tutto «anacronistica», nata nell'Alto Medioevo per esigenze di difesa delle terre dagli stranieri. Gli ampezzani hanno deciso: nel 2016 l'equiparazione di uomini e donne può attendere. I regolieri continueranno dunque a essere gli eredi maschi, come volevano gli antenati, fatta eccezione per le figlie uniche, a patto che, così recita la normativa, non si sposino con un «foresto», di sangue non ampezzano. In tal caso perdono il diritto acquisito. Con simili restrizioni, le «femenes da ròba», le regoliere di Cortina, oggi sono pochissime. E alle donne che si fanno fotografare con il velo avvolto sul capo, non resta che la «ironica» -tengono a precisare-, provocazione mediatica. Nate e cresciute nella conca, eredi dirette che come altre trecento ampezzane hanno fratelli o sono sposate con «stranieri», speravano di vedere abbattuto l'ultimo baluardo passatista. Ma il muro si è alzato di nuovo, come già un anno fa, quando lo stesso tentativo fallì: allora però, si racconta, la modifica fu inserita all'ordine del giorno dell'assemblea insieme a molte altre questioni, scivolò in secondo piano e mancò il quorum: «Troppa carne al fuoco» per affrontare anche questa piccola scontata rivoluzione. «L'abbiamo buttata sul ridere, ma c'è da piangere - dice Lorena Alberti Minel, del ristorante Perziè de Paru - volevo esprimere in modo scherzoso la delusione per l'esito della votazione». Ma vaglielo a spiegare, all'esercito dei regolieri, che permettere alle donne di avere voce in capitolo sulle loro stesse proprietà, non è che il riconoscimento di un diritto al pari del «suffragio universale». «Dopo averlo ottenuto nel 46 pensavamo di poter partecipare alle Regole - spiega - era una bella opportunità per aprirsi al futuro». La porta invece si è chiusa, senza un'apparente spiegazione, se non quella che evoca certe convenzioni che non ti aspetti di ritrovare proprio qui, nella montagna più chic. Non è poi nemmeno questione di lobby. «Si vive solo di turismo a Cortina, è sotto gli occhi di tutti - ricorda Fabiano, marito «forestiero» - i pascoli quasi sono spariti. Gli interessi e gli affari non c'entrano». Basti pensare che in tutta questa storia, rivela, i difensori del primato maschile non sono gli anziani ampezzani. No, qui gli intransigenti, i duri e puri «sono alcuni giovani, e ci dicessero almeno il motivo». Invece nell'imbarazzo del giorno dopo la comunità si trincera dietro una risata e un no comment. Il sindaco Andrea Franceschi esprime disappunto, ma preferisce tenersi fuori da certi impicci. A rompere il silenzio c'è Daniela Santanchè, deputata di Forza Italia affezionata della località montana. Che si schiera con tutti gli abitanti indignati dal'assurdo responso: «Sfiderei questi uomini a un confronto pubblico, sono fuori dal tempo e dalle norme costituzionali».

Commenti

guardiano

Mer, 06/04/2016 - 11:53

I trogloditi di cortina sono già pronti per l'invasione e la sottomissione all'islam.

Beaufou

Mer, 06/04/2016 - 11:59

Be' se fra le regole delle Regole ampezzane c'è quella dei due terzi di maggioranza per questa questione, e i due terzi non ci sono, vuol dire che sarà per la prossima volta. Che motivo c'è di stracciarsi le vesti (o di mettersi il burka)?

Tommaso123

Mer, 06/04/2016 - 12:10

Credo che sia meglio abbandonare un po' quei concetti furoi tempo e sopprattutto contrariati con la civilta umana, la disparita va eliminata da tanto, daltronde, comunita si sviluppa meglio con una collaborazione dei maschi e le femmine, non capisco perche quei testardi siano cosi intransigenti da mantenere una regole senza utilita e persino perseguita i diritti delle donne da tanto tempo.

Ritratto di BenFrank

BenFrank

Mer, 06/04/2016 - 13:12

Che non si proccupino queste femministe del piffero, quando gli islamici detteranno legge, il velo islamico dovranno portarlo per forza, non solo per le loro mascherate cretine!

agosvac

Mer, 06/04/2016 - 13:21

Mi sembra strano che un comune italiano di una regione, il Veneto, neanche a statuto speciale, possa contravvenire alle leggi dello Stato. Tranne che questi passaggi tra padre e figlio siano sanciti da regolare testamento. In questo caso le fanciulle si possono attaccare al classico tram!!! In mancanza di regolare testamento, allora subentrerebbe la legge italiana che dà parità di diritti ereditari tra uomini e donne.