Terremotati ed esasperati: è rissa per le casette

Ne sono arrivate solo 26 rispetto alle 200 richieste: avrebbero dovuto essere pronte a Pasqua

La lotteria del dolore, la festa che diventa scontro. Dopo mesi di attesa e clamorosi ritardi, ieri era il giorno della consegna delle prime casette a Pescara del Tronto, la frazione di Arquata, nelle Marche, rasa al suolo dal terremoto di agosto 2016. Solo 26 su circa 200 richieste giunte dalle famiglie sfollate e ospitate da mesi e mesi negli hotel sulla costa, e meno male che ad agosto si era segnata sul calendario la scorsa Pasqua come data prestabilita.

Arrivate alla fine le prime case, l'ostacolo era stato stabilire un criterio per l'assegnazione. Il sindaco Aleandro Petrucci aveva lasciato la palla ai suoi cittadini, sperando in un accordo consensuale tra i richiedenti. Accordo che non si è trovato. Così di fronte alla tensione per l'assegnazione, la soluzione è passata per un sorteggio, e ieri all'appuntamento nella sede temporanea del comune di Arquata, nella frazione di Borgo, si sono presentati in tanti, sperando di poter tornare nella propria città. Mancava però il notaio, bloccato da un guasto alla macchina, ed è bastato l'ulteriore ritardo a far scoppiare l'emotività repressa di chi ha perso tutto nel sisma e aspetta ancora qualcosa che assomigli a una casa. Ed è stato scontro.

«È da aprile che aspettiamo», ha urlato qualcuno, mentre dall'interno dei locali, preclusi ai giornalisti, arrivavano urla e si sentivano in tanti singhiozzare. Tra donne che mostravano gli ansiolitici ai giornalisti a chi si lamentava per l'«ennesima presa in giro», gli aspiranti assegnatari hanno sfogato la propria frustrazione, ricordando che questo giorno che avrebbe dovuto essere «di festa» è stato rinviato da mesi, «di quindici giorni in quindici giorni», per poi arrivare a soddisfare poco più del dieci per cento degli sfollati rimasti senza una casa. Le casette disponibili sono in tre metrature, da 40, 60 e 80 metri quadri, assegnate secondo il criterio numerico dei nuclei familiari richiedenti (e tra questi al parroco della frazione, don Nazzareno Gaspari). «Siamo i più colpiti dell'Italia centrale - ha detto il sindaco - e abbiamo aspettato nove mesi questo momento. Anche io voglio accollarmi la responsabilità dei ritardi, ma la gente conosce l'iter che c'è dietro a tutto questo».

La nuova scadenza è sempre Petrucci a segnarla, pur spiegando che «dare tempi certi è difficilissimo», e questa volta la deadline è fissata per agosto. Quando, a un anno dal sisma, il primo cittadino spera che tutti i residenti di Pescara e di Arquata potranno dormire sotto un tetto nel territorio del comune cancellato dal sisma, e in anticipo sull'inizio dell'anno scolastico, per un assaggio di «vita normale». Sarà la fine di una storia di ritardi, dovuti tanto alla rimozione delle macerie quanto ai tempi lunghi per le opere di urbanizzazione, sulle quali il sindaco ha da ridire, per la «lentezza imposta dalle procedure standard applicate dalla regione», fino a quattro mesi concessi per il completamento delle opere. Insomma, la festa delle prime casette è diventata una occasione di scontro ed esasperazione. Ma il primo passo è fatto. Ora altre migliaia di persone aspettano di tornare nella loro terra.

Commenti
Ritratto di semperfideis

semperfideis

Mer, 07/06/2017 - 14:49

Pagliacci rossi che non si smentiscono mai....prima gli immigrati irregolari poi forse gli Italiani poi forse forse i terremotati....Bast...di