Terzo regalo di Renzi sulle pensioni delle toghe vip

In meno di due anni i vertici della magistratura erano già stati trattenuti in servizio due volte

Patricia Tagliaferri

Roma L'ennesima proroga al pensionamento dei magistrati arriva con un decreto legge approvato ieri mattina dal Consiglio dei ministri. Non vale per tutti i magistrati, però, ma solo per quelli di Cassazione con incarichi apicali e direttivi e per quelli di Consiglio di Stato, Corte dei conti e Avvocatura dello Stato. È la terza proroga in tre anni, dopo che nel 2014 il premier Matteo Renzi aveva portato da 75 a 70 anni l'età della pensione delle toghe, tra le proteste della categoria.

Ma quella riforma fortemente voluta dal presidente del Consiglio, che allora non ne volle sapere di ascoltare chi suggeriva una soluzione più graduale, ha subito fatto acqua da tutte le parti lasciando scoperte 250-300 poltrone, alcune delle quali anche di peso, come quelle del primo presidente di Cassazione, Giovanni Canzio, e del procuratore generale della Suprema corte, Pasquale Ciccolo. Per questo Renzi è stato costretto a rimetterci mano, con due proroghe di 12 mesi per i magistrati tra i 70 e i 72 anni. L'ultima sarebbe scaduta il prossimo dicembre. Ora il terzo slittamento per trattenere in servizio un altro anno quei magistrati che sarebbero dovuti andare in pensione il 31 dicembre 2016, alcuni dei quali già destinatari di un anno di proroga stabilito dal provvedimento del 2015.

Il decreto dovrebbe mantenere in servizio 180 toghe, molte delle quali in posizioni di prestigio. E proprio su questo l'Anm si era fatta sentire l'ultima volta due giorni fa, alla vigilia del consiglio dei ministri di ieri, una settimana più tardi del previsto perché il decreto, che doveva essere discusso lo scorso 25 agosto, è stato rinviato per l'emergenza terremoto. Ai magistrati la riforma di Renzi del 2014 non è mai piaciuta. Ed ora non approvano neppure questo ennesimo provvedimento tampone. Frutto di improvvisazione, dicono. La classica toppa peggiore del buco, insomma. Ma è soprattutto la disparità di trattamento a non andare giù all'Anm, visto che la proroga varrà soltanto per chi ricopre certe poltrone in uffici di rilievo.

Una norma quasi «su misura», impopolare e a rischio incostituzionalità, che infatti in un primo momento sembrava essere stata scartata dal governo, soprattutto dopo che molte correnti dell'Anm avevano espresso il proprio disappunto. A sorpresa, invece, è passata proprio la norma «ristretta» che salva dalla pensione soltanto certi giudici. Per l'Associazione nazionale magistrati «una politica giudiziaria lungimirante, al contrario, richiederebbe in questo momento la velocizzazione dei tempi di reclutamento dei nuovi magistrati, l'adozione di misure finalizzate ad affrontare le difficoltà in cui versano gli uffici giudiziari e la reintroduzione dell'età pensionabile a 72 anni per tutti».

Il decreto prevede anche misure dirette a migliorare l'efficienza degli uffici giudiziari, coprendo i vuoti di organico della magistratura ordinaria, riducendo la durata del tirocinio da 18 a 12 mesi dei magistrati dichiarati idonei ai concorsi per favorire il ricambio generazionale e semplificando l'operatività del processo amministrativo telematico.