Il Tfr in busta è una bufala: troppe tasse

I conti della Cgia di Mestre rendono ancora meno appetibile l'opzione: da 230 a 700 euro di imposte in più per l'anticipo

RomaFallimento in vista per l'operazione Tfr in busta paga, che piace tanto a Matteo Renzi. Non soltanto, come rileva la Banca d'Italia, per le ripercussioni negative sulle future pensioni; ma soprattutto perché non conviene. I dipendenti che dovessero chiedere l'anticipazione del Tfr in busta si ritroverebbero a dover pagare fra i 230 e i 700 euro di tasse in più all'anno. L'aggravio fiscale aumenta con il crescere del reddito.

Bisogna ricordare che il testo della legge di Stabilità prevede che l'anticipo del Tfr sia tassato con l'aliquota più elevata rispetto al reddito percepito (la cosiddetta aliquota marginale), mentre se la «liquidazione» viene incassata a fine carriera è tassata con la media delle aliquote degli ultimi 5 anni e si tiene conto delle detrazioni per il lavoro e dei carichi di famiglia. Inoltre, non si contano né le addizionali regionali né quelle comunali.

Qualche esempio. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre, un dipendente senza familiari a carico a 15mila euro di stipendio annuo pagherebbe 236 euro di tasse in più. Il prelievo fiscale aggiuntivo sale progressivamente, e un dipendente con moglie e un figlio a carico con reddito da 30mila euro pagherebbe, col Tfr in busta, 599 euro in più. Per arrivare ai 696 euro di maggiori tasse per il dipendente con familiari a carico e con un reddito di 80mila euro. Insomma, la scelta dei «pochi, maledetti e subito» avrebbe conseguenze molto negative. Per non parlare dell'impatto pesante sulle piccole imprese, che dovrebbero anticipare il Tfr grazie a non meglio specificati finanziamenti bancari. Per questo l'«ideona» non piace proprio alla Confindustria, né alle altre associazioni imprenditoriali, dalla Confcommercio alla Confartigianato.

Dai primi sondaggi emerge che solo un'esigua minoranza dei dipendenti eserciterebbe l'opzione-capestro offerta dal governo. Non solo a causa dell'aggravio fiscale, ma perché il mancato utilizzo del Tfr per alimentare la previdenza integrativa garantirebbe pensioni molto basse, soprattutto alle generazioni più giovani. «Più tasse, meno pensione: questo il risultato della norma», attacca il neo segretario della Cisl, Anna Maria Furlan. Le fa eco il numero due della Uil, Carmelo Barbagallo: «L'intervento sul Tfr rappresenta un rischio mortale per i fondi pensione, ai quali è stata anche aumentata la tassazione». Se la norma non sarà profondamente modificata in Parlamento, il «flop» è sicuro. Secondo il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd), il Tfr in busta paga è un errore da correggere.