Tiramisù, il Friuli vince la guerra del cucchiaio

Il ministero lo cataloga tra i prodotti regionali. Ma il Veneto lo rivendica. E annuncia ricorsi

Il Tiramisù è friulano e non veneto. Il verdetto del derby del dolce al cucchiaio italiano più consumato e più conteso è stato proclamato dal ministero delle Politiche Forestali. In un decreto appena pubblicato il Mipaf inserisce su richiesta della stessa regione il dolce in quota Friuli-Venezia Giulia nella lista dei Prodotti agroalimentari tradizionali (Pat), ovvero quelli i cui metodi di lavorazione, conservazione, stagionatura sono praticati in un territorio, in maniera omogenea con procedure tradizionali per un periodo continuativo non inferiore a 25 anni.

In questo modo il ministero metterebbe la parola fine a una querelle che si trascina da un paio di decenni. Il condizionale, come si dice, è d'obbligo. Perché il Veneto non ci sta. E per bocca del governatore Luca Zaia annuncia la guerra del cucchiaio: «Resto letteralmente basito. Mi auguro che il ministro lo abbia fatto in buona fede e che qualcuno gli abbia rifilato carte non completamente esatte. Non esiste che nella politica di protezione dei prodotti si dia una risposta monocratica e unilaterale a un singolo che chiede una protezione. Non conta che cinque milioni di veneti siano riconosciuti per avere come prodotto tipico il tiramisù, che da noi si mangia veramente dappertutto? Non conta avere un'industria che si è sviluppata intorno a questo prodotto? Invito quindi il ministro a sospendere il decreto».

La nascita del Tiramisù è un mistero gaudioso. A contenderselo sono due regioni (se non tre) e diversi locali. I «venetisti» sostengono che il dolce sarebbe stato inventato alla fine degli anni Sessanta a Treviso, nel ristorante «Alle Beccherie» da parte del pasticciere Roberto Linguanotto detto «Loly». I «friulisti» sono divisi a loro volta in due fazioni: da un lato quelli che individuano il prototipo del moderno Tiramisù nel dolce che la signora Norma Pielli creò nel 1951 al ristorante dell'albergo Roma di Tolmezzo ispirandosi al Dolce Torino codificato da Pellegrino Artusi nel suo «La Scienza in cucina e l'arte di mangiar bene» del 1891, ma sostituendo al burro il mascarpone poi diventato l'ingrediente principale; dall'altro ci sono coloro che invece si spostano a Pieris dove Mario Consolo fin dagli anni quaranta proponeva il «Vetturino», un dolce con cioccolato e zabajone che un cliente ribattezzò «tireme su» per le sue proprietà energetiche. A questa disfida si iscrive senza troppe pretese anche la Toscana, che rivendica l'ispirazione originale nella Zuppa del Duca preparato a Siena in occasione di una visita del Granduca Cosimo de' Medici. Era il Quattrocento, forse davvero troppo presto.

Poi ci sono quelli che se ne fregano delle origini del tiramisù. Per loro il vero dilemma è: nel Tiramisù ci vanno i savoiardi o i pavesini? O addirittura i pistoccus sardi? Quella è la linea del Piave del Tiramisù. Parliamone.