Torna libera la Circe che trasformò gli italiani in voyeur

Ora ha 76 anni e ha sempre professato la sua innocenza: "Non ho ucciso io mio marito"

Maria Luigia Redoli è libera. Ventiquattro anni dopo una storia di morte, accusata e condannata all'ergastolo per l'omicidio di suo marito, Luciano Jacopi. La stessa pena venne inflitta a Carlo Cappelletti, l'amante di questa donna affascinante, misteriosa, maliarda, definita dalla letteratura giornalistica la Circe della Versilia. Bionda, platinata, Maria Luigia Redoli ha oggi settantasei anni, non è più una donna vissuta, come all'epoca si scrisse e si disse. È una donna che ha vissuto un'altra esistenza, nelle prigioni, là dove si è portata appresso voci maligne, storie di tresche con gli agenti di custodia, per tentare la fuga, non d'amore ma l'evasione, insinuazioni su rapporti omosessuali, miserabili veleni. Fu una notte violenta quella del diciassette di luglio dell'Ottantanove. Nella sua villa di Forte dei Marmi, Luciano Jacopi venne trovato morto ammazzato, colpito per diciassette volte ma il coltello che lo uccise, nel garage di casa, non fu mai ritrovato. Soltanto Maria Luigia aveva la chiave della porta che divideva, dal resto della casa, il box dove venne trovato il corpo di Jacopi, la porta era chiusa a più mandate, fu la prova decisiva che andò ad aggiungersi a intercettazioni e testimonianze. Il mistero avvolgeva la Redoli, frequentava discoteche e maghi dell'occulto, a due di questi aveva consegnato quindici milioni di lire per una fattura mortale, avrebbero dovuto reperire un killer per l'assassinio di suo marito, una storia avrebbe anticipato l'assassinio di Gucci. Maria Luigia chiese poi la restituzione di quei soldi, perché «avrebbe provveduto lei al fatto».

Era bella, di quella bellezza matura dei suoi cinquant'anni, mascherati da grandi occhiali da sole con lenti scurissime, il colore esplosivo dei capelli le offriva un carattere aggressivo. Aveva voglia di sottrarsi alla morsa del marito, Jacopi aveva sessantanove anni, lei non lo amava più, così come sua figlia Tamara che, immagine replicante della madre, lo odiava al punto che si pensò a un suo coinvolgimento nell'omicidio. Carlo Cappelletti era un ragazzo dal fisico palestrato, era un ex carabiniere a cavallo, aveva ventiquattro anni, Maria Luigia lo aveva scelto e gli aveva offerto una svolta. Luciano Jacopi era un agente immobiliare con un patrimonio considerevole, non godeva di grandi affetti, dicevano prestasse denaro con usura, la sua morte non provocò particolari sofferenze, fu la stessa Redoli, di ritorno, con i figli, dalla discoteca, a telefonare ai carabinieri, aveva trovato il corpo del marito, ucciso, in una pozza di sangue. Per Maria Luigia non fu la liberazione da un amore finto ma l'inizio di una vita opposta, buia, feroce, i tribunali, le sentenze, prima l'assoluzione, poi l'arresto, due anni dopo il misfatto, la condanna, «fine pena mai», i trasferimenti da un carcere all'altro, ventiquattro anni lunghissimi e improvvisamente finiti, sfiniti. Oggi lacrime di rabbia, di emozione, di commozione, stavolta gli occhiali non nascondono un mistero ma il dolore e la gioia assieme; forse ha paura di voltarsi indietro per rivedere luoghi, volti, mai dimenticati, incubi tenuti dietro la porta di una cella, chiusa a chiave come quella del garage di Forte dei Marmi. Maria Luigia da sempre si è dichiarata innocente, così come Cappelletti. Le avevano creduto i giudici del primo processo. L'Appello e la Cassazione cancellarono qualunque progetto, la piazza fu soddisfatta, non ci fu dna, non ci furono avvocati a ribaltare sentenze, non ci furono dibattiti televisivi con il plastico della villa, del garage, nello spettacolo che accompagna, oggi, vicende analoghe.

Il carcere le ha dato un nuovo matrimonio, un marito diverso, nemmeno più la forza di un amante, l'ex carabiniere a cavallo è una pagina stracciata non soltanto dal tempo. Dopo l'affidamento ai servizi sociali, il tribunale di sorveglianza ha accolto la domanda presentata dal legale concedendo la libertà condizionale. Ha pagato con una fetta grande della sua vita, a settantasei anni ritorna tra la gente libera che la guarderà con il sospetto di chi vuole credere alle voci, non alle sentenze. Maria Luigia Redoli non potrà lasciare il suo domicilio dalle 11 di sera alle 6 del mattino.

La notte sarà la sua nuova prigione.