«Torture brutali». L'autopsia smentisce la tesi del Cairo

Orecchie mozzate, tagli e fratture. Ma le autorità egiziane: «I nostri apparati non c'entrano»

Matteo BasileBrutalmente picchiato, torturato e infine ucciso. Mentre i perché sulla morte di Giulio Regeni restano senza risposta, ogni giorno emergono nuovi inquietanti particolari sulla sua fine. Secondo fonti investigative i suoi aguzzini dopo averlo malmenato gli avrebbero mozzato entrambe le orecchie, strappato alcune unghie di mani e piedi e provocato numerose fratture. Prima del colpo al collo che lo ha ucciso. Dettagli terribili, che evidenziano la violenza con cui chi lo ha ammazzato si è accanito su di lui. Eppure, le autorità egiziane continuano nel tentativo di minimizzare l'accaduto e provano ancora a parlare di delinquenza comune rifuggendo ogni possibile responsabilità. «È un atto criminale», ha detto il ministro dell'Interno egiziano, il generale Magdi Abdel Ghaffar che ha aggiunto: «Respingiamo tutte le accuse e le allusioni ad un coinvolgimento della sicurezza. Siamo scontenti di queste voci nei confronti di un apparato che è conosciuto per la sua trasparenza, non è la nostra politica». Una versione tutt'altro che credibile che altro non fa che alimentare dubbi e sospetti. Sempre secondo le autorità egiziane, il corpo di Giulio è stato ritrovato per caso da un tassista, ai margini di un ponte sulla strada tra Il Cairo e Alessandria. Intanto, mentre continua il lavoro di indagine degli investigatori partiti dall'Italia, ieri i pm della Procura di Roma, che hanno aperto un fascicolo per omicidio, hanno ascoltato i genitori di Giulio. Entrambi avrebbero riferito che il figlio non aveva mai fatto cenno a rischi imminenti per la propria incolumità, anche se era consapevole di trovarsi in una realtà difficile dal punto vista politico soprattutto nei giorni in cui cadeva l'anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir. Gli inquirenti hanno anche ribadito che in nessun modo l'attività di inchiesta di Regeni è collegabile a fantomatici incarichi dei servizi segreti italiani. I funerali del ricercatore friulano saranno celebrati venerdì alle 14 nella palestra comunale di Fiumicello, il paese in provincia di Udine dove era nato e dove risiede la famiglia. Non sarà un funerale di Stato ma le esequie saranno aperte a tutti ed è probabile la presenza di autorità politiche ed istituzionali. Molte le iniziative per ricordare il giovane. Ieri a Milano, in piazza San Babila, un centinaio di persone hanno organizzato un presidio intitolato «Le vostre guerre, i nostri morti: verità e giustizia per Giulio e tutte le vittime del regime», indetta da un gruppo spontaneo di giovani egiziani residenti nel capoluogo lombardo. Il museo Egizio di Torino invece ha deciso di dedicare a Regeni una delle principali sale del museo, per «tenere viva la sua memoria».