Tosi respinge il commissario La Lega lo gela: «Non ci serve»

Resta la spaccatura: la Liga chiede a Salvini di cambiare idea. Maroni fa da paciere, ma il segretario va all'attacco: «In Veneto vinciamo comunque»

Zaia in Veneto vince comunque, afferma Salvini, ma con l'addio di Tosi è innegabile che la Lega perda un tassello prezioso. Tutte in salite le prove tecniche di riconciliazione tra il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, e il sindaco di Verona, Flavio Tosi, che ieri a Milano si sono visti senza arrivare a un accordo perché nessuno dei due è disposto a un passo indietro. «Non mi serve chi attacca la Lega da dentro», taglia corto il leader del Carroccio che così risponde alle polemiche sollevate da Tosi irritato dal fatto che «le scelte per il Veneto non si fanno più in Veneto ma in via Bellerio». Il punto è che per Salvini l'appartenenza alla Lega e la Fondazione che sostiene Tosi restano incompatibili. Per Tosi - che conferma «di non voler lasciare il partito» - invece resta inaccettabile il commissariamento della Liga Veneta, concetto ribadito anche al direttivo tenuto ieri sera a Padova che ha approvato a maggioranza (13 favorevoli e 3 contrari) la proposta del sindaco di rinviare al federale il provvedimento di commissariamento della segreteria.

Insomma le posizioni sono inconciliabili, ma nessuno dei due vuole accollarsi la responsabilità di aver spaccato il Carroccio. Roberto Maroni tifa per la pace: «Ho detto a Flavio che sbaglia, farebbe un danno a uscire. Spero che gli passi». Al termine del pranzo in un ristorante a due passi dal Cenacolo di Leonardo, Salvini era apparso più fiducioso nella possibilità di recuperare in extremis il sindaco «ribelle». «È stata una chiacchierata utile ma non faccio previsioni, non gioco al lotto - ha commentato - Ma almeno non abbiamo litigato».

Gelido invece il tono di Tosi che si è detto «incazzato ma lucido». Tosi non manda giù il commissariamento in Veneto. «Un provvedimento immotivato - insiste - È una cosa inaudita che la Liga venga commissariata ad hoc per le elezioni». La frattura con la linea di Salvini è stata definita dal sindaco di Verona «profondissima». Nelle prossime ore è previsto un nuovo incontro tra Salvini e Tosi, alla luce di quanto emerso dalla riunione di Padova ma appare evidente che se l'aut aut non verrà ritirato come chiesto, il «ribelle» è pronto a sbattere la porta. E che il sindaco abbia già un fatto un passo fuori dalla Lega è confermato dalla nascita del nuovo gruppo nel Consiglio regionale del Veneto con i suoi fedelissimi e dall'incontro avuto nei giorni scorsi con Alfano.

Salvini però non è disposto a fare passi indietro. Anche perché ha consolidato le sue convinzioni con gli ultimi sondaggi che danno Zaia, l'attuale governatore del Veneto, vincente «qualunque sia la coalizione che lo sostiene». Dunque con o senza Tosi. Forse anche meglio senza Tosi soprattutto se dovesse presentarsi con un lista sua magari sostenuta dall'Ncd che Salvini vede come il fumo negli occhi. Salvini non vuole apparire ai suoi elettori come quello che ha spaccato il partito ma si dice «stufo delle beghe» dopo aver tanto lavorato per l'unità. «Sarebbe fondamentale - aggiunge - che nessun leghista uscisse dal partito e contribuisse alla partita anche per riuscire a conquistare il Comune di Venezia». Intanto il segretario del Carroccio lavora anche sulle alleanze per le altre Regioni. Previsto un incontro con Silvio Berlusconi.

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di Francesca Angeli

Roma

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