La tragedia nella barraccopoli: militare ferito uccide migrante

Lite nell'accampamento lager di Rosarno. Carabiniere interviene per mettere pace ma viene accoltellato e reagisce

Filippo Marra Cutrupi

Una banale lite per una sigaretta. Gli animi che si scaldano. Qualcuno chiama i carabinieri. Un militare interviene da paciere ma viene ferito da una coltellata. Il carabiniere estrae la pistola, parte un colpo. Uno dei due contendenti muore. È accaduto ieri nella tendopoli tra Rosarno e San Ferdinando, un grumo di baracche e disperazione che ospita 500 stranieri impiegati per la raccolta degli ortaggi nella Piana di Gioia Tauro.

A terra, in una possa di sangue, il corpo di un bracciante del Mali. A ucciderlo è stato un carabiniere che insieme a cinque colleghi era accorso per sedare la rissa. La versione dell'Arma e della Procura di Palmi sulla dinamica dei fatti è sostanzialmente identica a quella fornita dai braccianti che dicono di essere i testimoni oculari della tragedia, tranne per un particolare: secondo le forze dell'ordine la vittima ha aggredito il carabiniere con un coltello da cucina, mentre i ragazzi della tendopoli assicurano che quel coltello non c'era e che la vittima ha scagliato un grosso oggetto di ferro in direzione dell'appuntato, colpendolo al volto e causandogli una profonda ferita.

A quel punto il militare avrebbe puntato la pistola contro il migrante e ha fatto fuoco. Colpito all'addome, il ventisettenne Sekine Traoré è stato portato urgentemente all'ospedale di Polistena dove è morto. «Era un ragazzo con problemi di instabilità mentale, beveva e aveva comportamenti aggressivi», ha spiegato all'HuffPost il sacerdote che frequenta la baraccopoli abbandonata a se stessa, don Roberto Meduri.

E anche mercoledì mattina il giovane maliano ha trovato un motivo per litigare, questa volta con un bracciante del Burkina Faso che non voleva cedergli la sua mezza sigaretta. «Fammela finire», insisteva Traoré che all'ennesimo rifiuto ha brandito un coltello da cucina con il bordo seghettato e ha ferito l'altro al braccio.

A quel punto, raccontano i migranti africani ai volontari della ong Medu, qualcuno nella tendopoli ha chiamato i carabinieri. «Sono arrivati in sei», dicono le testimonianze raccolte dall'HuffPost. «Gli agenti hanno raggiunto Traoré che non voleva uscire dalla sua baracca perché sapeva che lo avrebbero arrestato. Abbiamo tentato di aiutare i carabinieri prima a calmarlo e poi a immobilizzarlo ma non ci siamo riusciti». Questione di attimi. Il giovane braccato lancia quello che i braccianti indicano come «un grosso pezzo di ferro» contro Antonino Catalano, che rimane ferito alla tempia. Il militare allora prende la pistola e fa fuoco, colpendolo mortalmente al ventre.

Per l'Arma dei carabinieri e la procura di Palmi, invece, il ragazzo impugnava un coltello con il quale ha ferito al volto il carabiniere che poi ha sparato. Non solo: dopo averlo ferito una prima volta all'occhio, Traoré secondo gli inquirenti stava aggredendo una seconda volta il militare che per difendersi ha sparato un colpo.

A Catalano sono stati applicati cinque punti di sutura al viso all'ospedale di Gioia Tauro. Gli altri cinque carabinieri e poliziotti risultano feriti.

La tendopoli di San Ferdinando accoglie circa 500 migranti, molti regolari, che raccolgono frutta e verdura nelle aziende agricole. A febbraio il prefetto di Reggio Calabria aveva firmato un protocollo per bonificare la zona e trovare una sistemazione diversa ai braccianti stranieri. Ma la situazione è rimasta identica. Intanto alla tendopoli il clima è di stupore ed amarezza: «Abbiamo chiamato i carabinieri per evitare che un problema piccolo diventasse un grande problema, e invece le cose si sono trasformate in un dramma».