Trasporti, l'ennesimo sciopero fa flop

Le città reggono il disagio. Allo studio una misura contro l'effetto annuncio

Riccardo Pelliccetti

Un altro sciopero dei trasporti ma non è stato un venerdì di passione come temevano molti cittadini. Aerei, autobus, metropolitane, treni e anche il mondo della scuola hanno visto i lavoratori incrociare le braccia, però non ci sono stati quei blocchi totali che immobilizzavano il Paese e le adesioni alle agitazioni sono in progressivo calo.

Le ragioni della protesta di ieri erano tante (Jobs Act, manovra, pensioni, precarizzazione dei contratti) e diverse le sigle sindacali promotrici dello sciopero. Ma a prescindere dalle motivazioni, sembra che i lavoratori siano sempre meno propensi a incrociare le braccia. In molte città, infatti, non vi sono stati disagi e il trasporto pubblico ha funzionato quasi regolarmente. Il perché di questo disinnamoramento ha più di una sfaccettatura. Non si tratta solo di perdere una giornata di lavoro in busta paga (che in questi tempi di crisi ha comunque il suo peso), ma anche di riscontrare molto spesso che lo sciopero sia diventato un'arma spuntata e che quindi porti raramente risultati concreti ai lavoratori. Nonostante tutto, i sindacati continuano a proclamare le agitazioni. Da giugno 2016 a giugno 2017 gli scioperi nazionali e locali sono stati 360 nel solo settore dei trasporti, praticamente uno al giorno.

Molto spesso, inoltre, il disagio è provocato più dall'effetto annuncio che dallo sciopero stesso. Per questo motivo è spuntato un emendamento alla manovra che potrebbe limitare le difficoltà legate alle proteste nel settore del trasporto pubblico. La proposta prevede che i singoli lavoratori debbano comunicare, obbligatoriamente e in anticipo, la loro eventuale adesione allo sciopero, in modo da consentire alle aziende di programmare sia le linee effettivamente soppresse sia quelle che saranno operative. E rendere pubblico il calendario delle corse che passeranno regolarmente, nonostante l'agitazione sindacale.

L'obiettivo dell'emendamento - presentato da Maurizio Sacconi, ex ministro del Lavoro e ora presidente della commissione Lavoro del Senato - è proprio contrastare il cosiddetto effetto annuncio. Quando viene proclamato uno sciopero, i cittadini sono costretti a trovare una soluzione alternativa per raggiungere il posto di lavoro. Accade spesso, però, che molti mezzi pubblici siano comunque in servizio perché non tutti i lavoratori del settore aderiscono alla protesta. E la città magari precipita nel caos proprio perché il mezzo pubblico, essendo a rischio, viene scartato.

L'emendamento dovrebbe essere messo ai voti la prossima settimana nella commissione Bilancio del Senato. In queste ore si lavora alla raccolta delle adesioni per consentire alla norma di passare. Nei mesi scorsi il governo aveva detto che, sul tema della regolamentazione degli scioperi, si sarebbe rimesso alla decisioni del Parlamento.