Trema il governo Merkel: si dimette Seehofer per il no ai respingimenti

Il ministro dell'Interno vuole lasciare dopo lo stop della Cancelliera. La Csu: devi restare

Berlino - Non c'è pace per Angela Merkel. Dopo le critiche ricevute da alcuni partner europei, la Cancelliera ha dovuto incassare anche quelle dei cristiano-sociali bavaresi (Csu). L'argomento è sempre lo stesso: la «mezza intesa» per la gestione dei flussi migratori siglata al Consiglio europeo di giovedì e venerdì non convince. Così ieri sera il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer si è dimesso proprio a causa dello scontro con la Merkel. Seehofer ha annunciato le sue intenzioni durante una riunione a porte chiuse della Csu a sud di Monaco, proseguita nella tarda serata. Non solo. L'ormai ex ministro ha anche intenzione di lasciare la presidenza del partito bavarese gemello della Cdu. Secondo quanto riporta la Bild, Seehofer avrebbe tenuto un discorso molto critico con la politica del governo della cancelliera, citando anche la morte della giovanissima Susanna, la 14enne stuprata e uccisa da un profugo iracheno: «Non posso assumermene la responsabilità» come ministro, avrebbe detto nella parte più emozionale del discorso. l capogruppo della Csu al Bundestag, Alexander Dobrindt, ha detto di respingere in ogni caso le dimissioni: «É una decisione che io non posso accettare» ha affermato durante l'incontro a Monaco dei cristiano-sociali. Dobrindt avrebbe ricevuto un lungo applauso.

Subito dopo la notizia delle dimissioni di Seehofer, i vertici della Cdu hanno rinnovato il sostegno alla politica europea sui migranti di Angela Merkel. Respingimenti unilaterali di profughi sarebbero un segnale sbagliato ai partner europei, ha affermato la segretaria generale della Cdu Annegret Kramp-Karrenbauer, sempre secondo quanto riporta la Bild.

Il ministro degli Interni e presidente della Csu Horst Seehofer se ne era lamentato con il comitato esecutivo del partito: le proposte contenute nell'accordo Ue né gli accordi bilaterali illustrati dalla Cancelliera non erano, per lui, efficaci nel fermare i migranti. L'unica misura in grado di raggiungere l'obiettivo, aveva spiegato Seehofer, è il respingimento unilaterale della maggior parte dei rifugiati direttamente alle frontiere della Germania. Erano settimane che Seehofer martellava Merkel su immigrati e rifugiati: il leader bavarese aveva già minacciato di agire da solo in forza del suo ruolo in seno al governo. Fino al punto di un duro dilemma: o il ministro dell'Interno impartiva alla polizia tedesca l'ordine di rispedire al Paese europeo di primo approdo (leggi l'Italia) molte categorie di richiedenti asilo facendosi poi silurare dalla Cancelliera oppure la Csu rompeva gli indugi ed usciva dal governo. Ieri sera il colpo di scena, non del tutto imprevisto. Il quarto Gabinetto Merkel indebolito è sempre più appeso a un filo. Nel frattempo il partito socialdemocratico (Spd), rimasto a lungo alla finestra davanti allo scontro fra le due formazioni moderate, si era impegnato in un estremo, ma a quanto appare inutile, tentativo di mediazione.

Proprio in questo week-end scadeva l'ultimatum del ministro Seehofer alla Cancelliera perché trovasse una soluzione europea alla crisi. Pena i respingimenti alla frontiera, che vorrebbe dire chiusura dei confini con l'Austria, appena diventata presidente di turno della Ue. Non è un caso che anche il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz abbia fatto sapere che se Berlino si muoverà in questo modo, anche Vienna chiuderebbe le proprie frontiere, a Nord ma soprattutto a Sud, al confine con l'Italia. L'Unione europea vacilla. L'Italia resta l'ombelico della sua peggiore crisi.