Tria: "Ok flat tax e cittadinanza". Ma servono altri sette miliardi

Lo spread continua a salire, il ministro dell'Economia ancora a caccia dei primi 20 miliardi. O l'Iva salirà

Un po' di sollievo per il mercato azionario, con Piazza Affari che dopo due sedute negative ieri ha chiuso in rialzo con l'indice Ftse Mib a +0,80%. Ma spread tra Btp e Bund ancora in salita, oltre 250 punti con i rendimenti titoli decennali italiani che toccano quota 2,9%. È la conferma che i mercati hanno preso di mira proprio il nostro debito pubblico, spiegava ieri un analista finanziario.

Lo stesso ragionamento è stato fato ieri dal ministro dell'Economia Giovanni Tria al primo vertice di governo sulla sessione di bilancio. Poche ore in tarda mattinata a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte, il vicepremier Luigi Di Maio, il ministro per gli Affari europei Paolo Savona e il ministro degli Esteri Enzo Moavero e il ministro per gli Affari europei Paolo Savona. Mancava il vicepremier Matteo Salvini, ma per la Lega il sottosegretario alla Presidenza Giancarlo Giorgetti sta seguendo in prima persona gli sviluppi sulla manovra.

Al termine dell'incontro il premier ha spiegato, tramite una nota ufficiale, che si è «operato una ricognizione dei vari progetti di riforma che consentiranno all'Italia di avviare un più robusto e stabile processo di crescita economica e di sviluppo sociale, rendendosi più competitiva sul mercato globale». Sono stati esaminati, inoltre, «i mutamenti del quadro macro-economico e le condizioni del bilancio a legislazione invariata».

Toni leggermente diversi da Tria che ha espresso «soddisfazione» per l'accordo e ha sottolineato «la compatibilità tra gli obiettivi di bilancio già illustrati in Parlamento e l'avvio delle riforme contenute nel programma di governo in tema di flat tax e reddito di cittadinanza».

Il ministro dell'Economia ha posto l'accento sul vero tema del vertice che era il rispetto dei vincoli europei di bilancio e i rischi che corre il Paese da qui ai prossimi mesi se ai mercati non arriveranno messaggi rassicuranti. La legge di Bilancio del 2019 parte da un conto che supera i 20 miliardi di euro, tra clausole di salvaguardia da disinnescare, spese obbligatorie e la maggiore spesa per interessi che è già da mettere in conto.

Il quadro macroeconomico illustrato dal ministro è poco incoraggiante. La spesa per interessi porterà in dote nel 2019 un buco da 5 miliardi, il rallentamento del Pil, sempre secondo le previsioni del governo, 2,5 miliardi.

Ieri sia Bloobmerg sia il Financial Times hanno messo in rilievo come «i mercati siano mandando messaggi» al governo Conte, con vendite di titoli di stato italiani. Gli incontri sulla legge di bilancio o anche solo indiscrezioni sulle trattative tra via XX settembre e la maggioranza sulle misure di spese hanno un impatto immediato sui rendimenti dei titoli italiani.

La progressiva salita degli spread è l prova che gli investitori stanno vendendo titoli del debito italiano. E il peggio potrebbe arrivare in settembre, quando sono in programma le prossime aste.

Le dichiarazioni di Tria di ieri hanno l'obiettivo di tranquillizzare gli investitori sul rispetto dei vincoli europei di bilancio. Ma i veri nodi al vertice di ieri non sono stati sciolti. Sia Lega sia M5S restano sulle rispettive posizioni e chiedono di fare una manovra incardinata sulle rispettive proposte di bandiera: la flat tax, riforma delle pensioni e reddito di cittadinanza.

Per la prima e la terza, il ministro Tria pensa di partire gradualmente spostando risorse da altre misure. Spese fiscali per la riforma delle aliquote e quelle del reddito di inserimento per l'ammortizzatore dei pentastellati, insieme alle risorse del Fondo sociale europeo. Decisamente più complicata la riforma delle pensioni. A meno che la maggioranza non decida di fare aumentare l'Iva e le accise.